Gli Stones nel 2026 sono rimasti in tre: l'inossidabile coppia Jagger & Richards e il buon Ron Wood, che sembra sempre il new kid on the block ma quest'anno festeggia 50 anni di band. Ad aiutarli, proprio come nel precedente Hackney Diamonds, Steve Jordan alla batteria, Andrew Watt non solo nel ruolo di producer ma anche bassista e chitarrista aggiunto ed una schiera di ospiti a dire il vero meno rilevante del disco precedente. Qui si affacciano Robert Smith dei Cure che unirebbe la sua chitarra in "Divine Intervention", il buon Paul McCartney al basso in "Covered in you", Bruno Mars che suonerebbe il campanaccio (in inglese, cowbell) in "Never wanna lose you".
La presenza degli ospiti non sposta di una sola virgola il risultato, perchè questo Foreign Tongues riparte da dove Jagger & C. ci avevano lasciato, anche se il disco è meno a fuoco di Hackney Diamonds, che però era stato talmente sorprendente in quanto a freschezza che sarebbe stata impresa ardua replicare quel mood. Va detto che quasi tutte le composizioni sono nate proprio nelle sessions del disco precedente, per cui va da sè che se non erano state scelte tre anni fa...
Per i fan, la notizia positiva è che trattasi di un Bignami della storia del gruppo. Si inizia e di finisce con il blues: "Rough and twisted" è sanguigna quanto basta, con un bellissimo riff di Keith in apertura e Ron alla slide. Sembrano tornati di tempi di Let it bleed o almeno l'idea pare essere quella, come per la conclusiva "Beautiful Delilah", cover di un brano di Chuck Berry interpretato voce e chitarra acustica dai Glimmer Twins, come ai bei vecchi tempi.
Tra questi due blues ci sono tanti Stones: quelli pop di "In the Stars", un po' troppo iper prodotta ma con il graffio del riff di Richards, quelli rock del periodo Some Girls in "Hit me in the head" e "Divine Intervention", forse la parte più convincente del disco. Echi importanti sembrano arrivare da canzoni più moderne, come "Covered in you" e "Never wanna lose you", dove ho ritrovato la vena che animava Bridges to Babylon, disco che è tra l'altro invecchiato molto bene. Non mancano, ed è un piacere, echi dei primi anni Ottanta, come nella sinuosa "Jealous Lover", che risente di dischi come Emotional Rescue, quando i ragazzacci londinesi flirtavano con la disco.
I più nostalgici proveranno nostalgia nell'ascoltare "Ringing Hollow", brano country/rock che alcuni hanno definito con atmosfere alla Gram Parson. A me ha convinto meno, mentre mi piace tantissimo "Back in your life", un lentone accorato sembra non voler finire, con un assolo lunghissimo del buon Ronnie.
Parliamo allora proprio di Wood, vero protagonista del disco, che ormai deve sopperire ad un Keith Richards che sente il peso degli anni. Ron Wood gigioneggia con slides, assoli e belle parti ritmiche. Il tempo, lo sappiamo, tende a ridare quello che ha sottratto, e quindi dopo tanta attesa è Ron Wood che musicalmente si mette in prima fila: per uno che per anni ed anni ha dovuto sopportare di essere mixato più basso di Richards, direi una bella soddisfazione.
Ormai invece non spreco più parole per Jagger, ancora con una voce da ragazzino: canta, in alcune parti utilizza una speaking quasi rapper, emoziona in "Back in your life", sardonico in "Mr. Charm" che sembra uno di quei brani spocchiosi degli anni Settanta. Come faccia il buon Mick a mantenersi così in forma lo sa solo Madre Natura, ma a noi va benissimo così.
Andrew Watt confeziona dunque un buon lavoro, non ai livelli di Hackney Diamonds ma godibile. Resta il dubbio di capire quanto sia il lavoro di editing in studio e quanto sia ancora farina del sacco dei tre Stones: se faranno un tour sarà quello il momento della verità. Da dire comunque che Steve Jordan alla batteria, da solo, tiene su tutto il gruppo, non facendo rimpiangere il mitico Watts ma virando il gruppo verso un suono più teso e compatto, più rock insomma, che alla fine può risultare anche distante da quella formula che tanto abbiamo amato. Ognuno si sarà fatto la sua idea.
Il tempo passa, ma se volete ascoltare del buon rock, nel 2026 conviene ancora spendere questi euro nei Rolling Stones: come diceva quella pubblicità "Risultato Garantito".

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