Dopo 662, probabilmente Ingram ha capito che per emergere nel mare magnum delle numerose proposte del genere - di dischi rock/blues a titolarità di chitarristi virtuosi ne escono credo almeno uno al giorno - c'era bisogno di qualcosa in più. Il primo accenno di cambiamento è stata la pubblicazione di "Empty Promises" nella versione live, un inedito che di blues può vantare certamente l'anima, ma con un piglio decisamente rock con qualche strizzata d'occhio al soul. Andatevi a ripescare su youtube la performance live e scoprirete un chitarrista eccezionale, strabordante, vibrante ed anche moderno.
Su questa scia ecco il nuovo album, intitolato Hard Road, che riparte esattamente dalla formula di "Empty Promises", proponendo un blues/rock muscoloso ed elettrico, ma soprattutto moderno. Sì, perchè questo genere sente la necessità di evolversi, e l'unica strada possibile oggi è la contaminazione. Nel caso di Hard Road gli ingredienti sono da una parte una massiccia overdose di rock, dall'altra un'anima soul che sino ad ora Ingram aveva nascosto.
Sia ben chiaro, brani come "S.S.S.", un incontro adrenalinico tra gli ZZ Top ed Hendrix, oppure "Voodoo Charm" (dove volete che vada a parare con questo titolo?), sono pienamente nel solco del blues rock più puro, così come "Crosses", in verità salvata solo dal solito e notevole assolo. La differenza però viene fatta da proposte come la stupenda ed iniziale "Truth", una sfuriata che pesca dal funk con un groove micidiale ed un assolo che mi sta causando dipendenza, oppure la più ritmata "Bad like me", un giro di accordi sbilenco che del blues mantiene l'anima, ma guarda verso un pop rock di classe.
L'anima soul esce prepotentemente in "Standing on business", che non sfigurerebbe nei dischi di Prince con la New Power Generation, oppure in "Hard to Love", con qualche richiamo all'ultimo Marcus King solista ma con una chitarra più tagliente, che però non arriva ai livelli di classe del citato chitarrista di Nashville. Sempre dalle parti del genio di Minneapolis, da citare "Nothin' but your love".
Non è un disco epocale, però si intravede un percorso interessante. Certo, personalmente avrei preferito una maggiore attenzione a dare seguito al duetto killer iniziale "Truth" + "Bad like me", perchè mi sembra che il ragazzo di Clarksdale sia molto più a suo agio quando guarda verso il rock. Tuttavia il buon Marcus King sembra aver aperto una strada verso una rivitalizzazione del genere che non è da sottovalutare.
Da citare, cosa non da poco, che Ingram si è fatto aiutare da una squadra di scrittori non indifferente, capitanata da quel Tom Hambridge che da anni compone per Buddy Guy, Billy Ray Cyrus, ZZ Top, Lynyrd Skynyrd ed anche Bonamassa, avendo evidentemente compreso che una buona voce ed un dono non indifferente come virtuoso della sei corde ormai non bastano più.
Buon disco, con un paio di pezzi folgoranti. Avanti così.
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