Tre proposte per far tornare la musica dal vivo nei locali

Domani, 4 maggio, l'Italia si accinge a ripartire. In maniera articolata, certamente, e con l'attenzione rivolta ad evitare che la famigerata curva dei contagi si possa innalzare. Ma ripartiremo e forse per la fine di Maggio e l'inizio di Giugno sarà data la possibilità ai locali - bar, ristoranti, bistrot etc... - di alzare le saracinesche. Se programmare vuol dire farsi trovare preparati rispetto ad un dato evento, allora la musica deve preparare adesso il terreno per evitare che l'estate del 2020 possa rivelarsi un'ecatombe. 

Il famoso economista Joseph Stiglitz da diversi giorni esorta la società a "non sprecare questa crisi" ed io trovo che sia una felice intuizione. Se è vero infatti che dovremo contrastare una crisi economica importante, è altrettanto possibile che sia il momento giusto per riscrivere alcune regole oppure, ragionando in un orizzonte meno lontano, fare in modo che la stagione estiva rappresenti una "zona franca" o un esperimento. 

Ovviamente non mi riferisco ai grandi artisti - per quelli bisognerà trovare una normativa ad hoc, pur essendo necessario comunque un ripensamento degli eventi in larga scala che, tra l'altro, saranno probabilmente i grandi assenti di questo anno. Parlo invece della musica live che viene proposta all'interno dei locali, dei musicisti semi-professionisti od amatoriali e dei professionisti di generi musicali meno appetibili (ad esempio blues o jazz). Per questa fascia, nella quale mi trovo anche io, è indispensabile ripensare in toto l'attuale situazione, perché è pacifico che la rigidità attuale aggiunta alla mancanza di fondi potrebbe far intonare il de profundiis. 

Credo invece che attraverso alcune proposte mirate, si potrebbe trasformare l'estate 2020 - non mi azzardo di andare oltre anche se sarebbe interessante nel caso in cui la sperimentazione avesse buon esito. Eccone alcune:

1) Fare musica dal vivo più spesso. Le persone avranno voglia di uscire dopo 3 mesi di lockdown. A questa esigenza si deve rispondere con un potenziamento della proposta, considerando tra l'altro che trattenere le persone all'esterno è il miglior antidoto contro il contagio. I locali ubicati ad esempio nella stessa via dovrebbero accordarsi per fare almeno 2 o 3 serate live a settimana, proponendo i generi più disparati e garantendo il palco a professionisti, semi-professionisti e proposte amatoriali di buon livello (il sottobosco pullula di ottimi musicisti). Così si richiamerà più platea possibile. 

2) Costo della SIAE calmierato. Sino ad ora l'organizzatore si doveva sobbarcare la tariffa SIAE fissa ed in aggiunta il cachet degli artisti. E' ovvio che oggi non possiamo chiedere ai locali di andare in perdita per ogni singolo evento (perchè di fatto avveniva ciò). Dunque, chiedere alla SIAE (e similari) di abbassare la quota da pagare per gli eventi dal vivo e lasciare il più possibile che l'unica uscita sia rappresentata dal pagamento degli artisti. 

3) Più spazi all'aperto. I Comuni dovrebbero agevolare i posti a sedere all'aperto, dunque incentivare i locali ad avere quanti più tavolini anche in strada, laddove possibile. Permettendo ai locali di erodere un po' di suolo pubblico vuol dire finalmente avere spazio per piazzare i musicisti, così anche un'attività più piccola potrà avere la possibilità di effettuare una sua programmazione. 

In gran parte dei paesi europei, applicando politiche di apertura verso i live nei locali delle città, si è contribuito anche alla nascita di una promettente generazione di musicisti, evitando che a sfornare nomi "nuovi" siano solamente i talent. 

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