
Se il nome non vi suona nuovo è perché il buon Ford negli anni ha prestato la sua maestria chitarristica a Black Crowes, Ben Harper e Ryan Bingham, tanto per dirne tre. Attualmente, Ford è tornato all'ovile suonando all'interno dei The Magpie Salute con Rich Robinson, ricreando la grande coppia chitarristica che infiammò dischi epocali dei Black Crowes come The Southern Armony and Musical Companion e Amorica, quest'ultimo a giudizio di chi scrive una pietra miliare del rock americano.
Marc Ford è uno dei chitarristi più sottovalutati della sua generazione e Weary and Wired è utile soprattutto per capire cosa ci siamo persi rispetto al lavoro quasi da artigiano che Ford cesella in questo LP. Il disco è la summa delle passioni musicali del chitarrista californiano, tra rimandi diretti ai The Who - l'iniziale "Featherweight dreamland" - e l'epica di "Smoke Signals" che sembra provenire dalle registrazioni del miglior Neil Young, 8-minuti-8 di elettricità intensa, assoli lancinanti ed una ritmica basso/batteria potente per una canzone commuovente.
In Weary and wired l'aria da anni Settanta è volutamente dichiarata, chiave di lettura indispensabile per comprendere il lavoro di chi con quella musica è cresciuto e non ha intenzione di allontanarsene. Quindi suona dannatamente rock "Dirty Girl", mentre il tributo ad Hendrix viene pagato attraverso "The otherside", melodica, blues e comunque tecnicamente indiscutibile come Jimi avrebbe voluto.
La strumentale "Greazy Chicken" vira verso un jazz/blues muscoloso e spiazzante, mentre "Don't come around" suona più lineare rispetto al percorso discografico di Ford.
Scoperto quasi casualmente ripercorrendo la discografia di un grande chitarrista - chi scrive la pensa esattamente così - Weary and wired dimostra la grave malattia nella quale versano le etichette discografiche, incapaci di valorizzare lavori così intensi e (forse) anche incompetenti nel non comprendere un disco incredibilmente completo.
Se questa recensione però vi avesse stuzzicato l'appetito....
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