
Per tutto questo (ed anche per altro) mi ritengo un fan di Will Hoge ed ora la fortuna ha voluto che in questo 2017 abbia organizzato una mini-tournè italiana composta da tre date, di cui una, quella a Massa Lombarda, a mezz'ora da casa mia.
Gli organizzatori dichiarano che l'inizio del concerto è fissata per le ore 21.30, quindi all'ultima luce del giorno mi incammino da Bologna verso Massa Lombarda, assaporando l'aria della pianura. Il quadro sembra quasi introdurmi nelle atmosfere che mi attendono al concerto: larghi spazi, l'occhio che cerca un riferimento all'orizzonte e l'ultimo disco di Will Hoge (per poco, perchè a fine Luglio uscirà il nuovo Anchor) che gira nel lettore cd dell'auto. Sono pronto.
Il palco è situato in una piccola piazza della cittadina, ai piedi della torre dell'orologio. Essenziale la strumentazione di Hoge e la sua band, su un palco spoglio che alimenta la mia idea di essenzialità. Ovviamente il concerto ha inizio alle ore 22.00 in punto e gli organizzatori, come al solito, continuano a pensare che anticipare l'orario dei concerti nel programma ufficiale gli possa garantire più pubblico...sbagliato, perchè la piazza alle 21e30 vede già quasi tutte le sedie occupate, mentre nella mezz'ora di attesa qualcuno storce la bocca (tra cui il sottoscritto).

Massa Lombarda in pochi minuti diventa una città della Georgia o del Tennessee, tanto la musica proposta dalla band odora di southern. Puntualmente mi pongo la domanda che anni mi si ripresenta in queste situazioni: la band è su un palco in Italia, con un service italiano. Gli amplificatori sono tutti stra-conosciuti (Hoge suona prevalentemente Telecaster su Fender Bassman Excelsior, mentre Donovan ha una Fender Jazzmaster collegata ad un Blues Deville) ed il tecnico del suono è italiano...bene, in questa cornice esce un suono americano al 100%...perchè?
Le canzoni scivolano via che è una goduria, "Goddam California" è più dolente del solito, mentre "Middle of America" segue in maniera pedissequa il disco, sino alla perla indiscussa, quella "When I can afford to lose" che apre Draw the curtains datato ormai 2007 e che rimane struggente ed intensa a dieci anni dal primo ascolto.
La band suona che è un piacere e Hoge propone molti brani dal disco in uscita, che sembra avere un ottimo piglio rock (come nella movimentata "Young as we will ever be"). Impressiona la modernità nei suoni e nell'interpretazione di Donovan (ci si aspetterebbe altro dal chitarrista di un impenitente southern rock man), mentre la sezione ritmica passa con disinvoltura dal tono rock'n'roll alla ballata soul.
Un concerto emozionante per un artista che mi entusiasma. E complimenti a chi ha avuto l'ardore di portarlo in Italia.
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