
La premessa è doverosa per riprendere dagli scaffali un
disco stupendo quale Pneumonia realizzato da una band che non c’è più,
gli Whiskeytown, ed è necessaria perché questo album rappresenta la sintesi
perfetta a cavallo tra alt.country, folk/rock, rock americano ed americana
(appunto) per i quali ingabbiarlo in un genere risulta difficile. Pneumonia è
un caleidoscopio di impressioni e dimostra al mondo, forse la prima volta in
maniera così convincente, il talento di Ryan Adams.
Gli Whiskeytown da Jacksonville, South Carolina, si erano
formati nella prima metà degli anni ’90. Essenzialmente un quartetto, in tutti
e quattro i lavori licenziati gli unici ad essere sempre presenti sono il
nostro Ryan Adams e l’altra cantante Caitlin Cary. Come accade solo ai più
grandi, l’opera più convincente sarà proprio Pneumonia, cioè il canto
del cigno.
La motivazione principale di tale successo sta nella piena
focalizzazione del suono e del messaggio, in quanto Ryan Adams prende in mano
il gruppo facendo suonare il disco come, di fatto, la sua prima prova solista.
Corre l’anno 1999 e la delicatezza del lavoro degli Whiskeytown suona come un
buon viatico verso la definizione di un suono, quell’intreccio che oggi ci
viene utile chiamare americana, che diverrà protagonista di buona parte della
musica americana stessa.
In Pneumonia ci sono delle perle rare. Su tutte
“Jacksonville skyline”, una descrizione cruda e sincera, su una dolce melodia
di chitarra acustica, della città di Adams; un quadro a tinte fosche cui è
impossibile resistere. Su questa atmosfera, in questo caso però attraverso una
virata elettrica, “Sit & listen to the rain”, da ascoltare in una Highway
di notte mentre si lascia l’Atlantico per addentrarsi nello sperduto Southeast.
Ed ancora, “Don’t be sad”, ballada da pomeriggi al crepuscolo.
Non manca l’omaggio al padre del genere, quel Bob Dylan che
echeggia continuamente dentro l’opening “Ballad of Carol Lynn” ed Adams non
dimentica di dipingere quadri freschi di chitarre elettriche, come la
trascinante e leggera “Crazy about you”, che gode appieno dei bei controcanti
di Caitlin Cary. La stessa Cary è uno dei segreti dell’opera, in quanto oltre
alla sua bella voce interviene registrando evocative parti di violino (inutile
parlare di alternative country, questo è country puro), mandolino e steel
guitar.
La formula, ridotta all’osso, è semplice, fatta di pochi
accordi ed idee chiare, ma è soprattutto nella scelta di vestire le canzoni di
suoni figli della tipica tradizione americana che sta il successo di Pneumonia,
tanto che se Ryan Adams avesse avuto il coraggio di intitolare l’album al
duo Adams & Cary avrebbe costruito il suo lavoro più omogeneo ed efficace.
Una eredità mai goduta appieno perché, complice il
fallimento dell’etichetta Outpost Records, ci vorranno ben due anni per vedere
il disco pubblicato, naturalmente da quei puristi (Dio li protegga sempre) della
Lost Highway.
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