Del blues

Cari lettori,

questo blog, d'altronde, si chiama bluespaper. Giornale del blues, più o meno la traduzione e l'idea che avevo in mente nel momento in cui l'ho realizzato è stata questa.

Cosa è blues e cosa non lo è? Ha senso pensare al blues come ad un concetto astratto all'interno del quale c'è la musica ed anche la letteratura? Perchè in fondo qui faccio questo: lasciare che si incontrino le due facce  distanti ma vicine di questi due mondi: il blues/rock e la narrativa.
Può sembrare una forzatura, un pretesto per far entrare dentro tutto. Così è se vi pare, scriveva qualcuno molto più in alto di me.
Della narrativa voglio parlare in maniera veloce, perchè il mio focus oggi è il blues. Negli Stati Uniti la parola "blue" identifica non  solo un colore, ma uno stato d'animo, una attitudine: I'm blue è una variante di "sono triste", senza però un peso contingente e particolare: è quella tristezza malinconica che fa da sottofondo alla vita quando questa non va come la si vorrebbe. Il nostro "blue" non è di certo paragonabile al blue di BB King, sebbene nella vita sia abbastanza ingiusto (e soprattutto superficiale) addentrarsi in una scala di valori delle condizioni esistenziali. Però certo, BB King che nasce da una famiglia di neri schiavizzati che passano l'esistenza a raccogliere cotone nei campi, conosce di certo qualcosa di quel blue di cui canta e suona. Porta con sè la tristezza di aver visto una certa modalità di società, di aver subito qualcosa. Questo spiega tanto della convinzione con la quale, ormai verso il compimento dei suoi primi 90 anni, il suo cantato e le note che escono, centellinate, dalla fida Lucille, suonano ancora così vere.
Letteratura si diceva. Cos'altro conosciamo di così blue che non sia la narrativa? Cos'ha di sottofondo un buon romanzo? I due libri che ho divorato recentemente, unito a quello che in questi giorni è sul mio comodino, stanno a testimoniare questo pensiero. Di uno di questi, Life di Keith Richads, autobiografia dell'eterno chitarrista dei Rolling Stones, ho scritto una recensione che trovate sempre in questo blog. L'altro appena finito è Opinioni di un clown di Heinrich Boll. Quello che ha il segnalibro a pagina 45 invece è Sorgo Rosso del recente Nobel per la letteratura Mo Yan. Tutti e tre, come tutti gli altri che stanno impolverando nelle mie librerie, hanno questo blue in comune.
Senza il blue la nostra vita, a tratti, non sarebbe azzurra. Ragionare su qualcosa vuol dire toccare, prima o poi ed inevitabilmente, questa "tristezza", che è un filo sottile e non tocca mai gli apici della depressione o della disperazione.
Sweet Home Chicago, famosa almeno quanto Smoke on the water per il rock, semplicemente parla della mancanza di Chicago per chi è costretto dal lavoro a vivere in California. Non è tristezza è.....blues appunto, un sottile sentimento di malinconia che sta in fondo e che a volte da un senso alla vita, contrariamente alla felicità che, vissuta tutti i giorni, non è più felicità.
Il gallo rosso di Little Red Rooster è "troppo stanco per cantare", ma è comunque oppresso dai cani dell'aia  e così lui fugge, e Sam Cooke canta a squarciagola "vi prego riportatelo a casa, non c'è più pace senza lui nell'aia".

Musicalmente, cos'è il blues oggi? I più smaliziati chiuderebbero il discorso sostenendo che il blues si è trasformato in altro. O meglio, che è entrato in tutta la musica che correntemente ascoltiamo. Vero, in quanto gran parte della produzione rock sin dagli anni '60 è figlia delle 12 battute.
Però non si può assumere questa frase con dogmatismo. In gran parte del metal e del pop contemporaneo il blues non c'è.
Allora forse bisogna tornare a stabilire il legame, forte, che c'è tra un certo tipo di musica in giro anche oggi e le origini, per comprendere di cosa stiamo parlando.
Di solito, gran parte degli ascoltatori sono scoraggiati dalla scarsa qualità delle registrazioni. Credo invece che certi dischi di Howlin' Wolf e di Muddy Waters, confrontati con dischi a loro contemporanei (prendete qualcosa di pop inglese del 1960 ad esempio) reggano meglio il confronto. Perchè? In primis c'è una caratteristica fondamentale del blues: la sobrietà. Un riff di chitarra, un cantato forte dovuto a voci coloured bellissime e potenti, ed una base strumentale ridotta all'essenziale. Il vero combo blues è formato da batteria, basso e chitarra, con l'aggiunta del pianoforte che ha permesso ai brani più lenti di avere nuova linfa. Questo rende dischi come Moanin' in the moonlight di Howlin' Wolf (anno di grazia 1962!) ancora attuale.

C'è un universo sperduto di bluesman fantastici che difficilmente sono riusciti ad avere tanta fortuna da far giungere il loro nome sino ai giorni nostri. Elmore James ad esempio, il più importante slide guitar man della prima era delle registrazioni blues, è ormai dimenticato, morto a Chicago nel 1963. Magic Sam, addirittura più sconosciuto, è stato un esponente di spicco dell'introduzione di una certa modernità nel modo di suonare la chitarra. Di Sonny Boy Williamson II rimane una raccolta del 1989 di difficilissima reperibilità.
Eppure la loro modernità è disarmante, così come una tecnica difficile da replicare.

Una delle grandi bugie intorno al blues è che sia facile da suonare. Gran parte dei musicisti d'altronde ne conosce i canoni essenziali: i giri armonici, le 12 battute, una certa ripetitività. Così non è. Provate a suonare I feel so good (I wanna boogie) di Magic Sam allo stesso modo di Sam e dei suoi sodali. Impossibile. La cosa che rende uniche certe registrazioni è appunto l'attitudine, la storia personale, e la maestria.
Su quest'ultima c'è troppa confusione che penso si debba fare chiarezza. Il mio preferito, dopo aver ascoltato molto ed ancora però con la convinzione che tanto ancora mi manca da ascoltare, è tal Mississippi John Hurt. Un nome, un programma direbbero i più smaliziati. Il ragazzo ha iniziato a suonare nel 1903 (!!) nella piccola Avalon, appena 100 abitanti nello stato del Mississippi (appunto) e sino al 1916, quando ha compiuto in piccolo viaggio fuori la sua cittadina, non aveva compreso che il suo blues ed il suo cantato erano celestiali e prodigiosi. Chitarra acustica e voce, questo era Mississippi John Hurt, esponente di spicco del Delta Blues, quello dei puristi, un miscuglio di firgerpicking e di country blues che ha creato lui stesso ascoltando con difficoltà qualche radio sperduta lungo il fiume.
Il suo talento, come quello di tanti altri bluesman, venne fuori dopo il festival di Newport nel 1965, quando sotto l'errata etichetta di folkman furono portati sul palco musicisti come Howlin' Wolf e John Hurt, dietro lo stupore generale. Così ho avuto la fortuna di ritrovare anche una trasmissione televisiva americana con ospite Mississippi John Hurt che suona e canta.




Se non ci fosse stato Newport, nessuno avrebbe mai conosciuto questi talenti e nemmeno i vari Jonny Winter, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Gary Moore e tanti tanti altri avrebbe approfondito così tanto le origini.
La generazione infatti che è partita dalla origini per sviluppare quello che oggi chiamiamo blues rock è stata, a mio avviso, fondamentale per dare lunga vita al genere. Il rock, in quanto figlio del blues, ha la sua sublimazione nell'incontro diretto con la musica del Mississippi e di Chicago, perchè può dare sfogo a due caratteristiche: istintività e tecnica. Da questo concetto nasce tutto quel filone, che appunto per definizione fa parte del blues rock, che ha degli interpreti fenomenali, che riprendono la lezione melodica dei maestri per aggiungervi velocità, tecnica ed anche modernità di approccio.
Mi scuso se tralascerò tantissimi artisti, ma mi sembra doveroso citare: Eric Clapton (in tutte le sue formazioni, i Cream in primis), Jonny Winter, ZZ Top, Stevie Ray Vaughan, Joe Walsh, Mick Taylor, Ry Cooder ed ovviamente Hendrix.
Questo ha permesso al blues, più o meno originale, di arrivare sino ad oggi in piena forma, ritornando dunque alla domanda iniziale: cos'è il blues oggi? Potrei sembrare presuntuoso, ma il blues oggi, in tutte le sue varianti più famose (blues/rock, folk/blues etc..) è la musica probabilmente più in forma che si possa trovare, perchè non deve seguire mode o stili e, soprattutto, non deve assecondare i mezzi di informazione di massa. Non c'è blues in televisione, eppure il contest che annualmente organizza Clapton (Crossroads festival) è il raduno con maggiori presenze della stagione estiva dei concerti negli States. Non c'è blues nelle nostre radio, ma Pistoia Blues è un successo che si tramanda di anno in anno.

Ma soprattutto ci sono i nuovi artisti, giovani così tanto da poter garantire per anni ed anni ancora tanti concerti: Kenny Wayne Shepherd, Jonni Lang, Joe Bonamassa, Derek Trucks, senza contare che i grandi Clapton, Robert Cray e lo stesso BB King, nonostante gli anni, sono costantemente sui palchi.

Per queste motivazioni, questo blog ed il suo nome portano avanti una idea molto concettuale ma anche molto aderente ad una certa realtà, sempre con una certa idea: di declinare il concetto di blues nella contemporaneità.








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