Don Henley ed una versione magnifica di "The heart of the matters"

Chi non conosce Don Henley? Il cantante/batterista degli Eagles è una leggenda, un multimilionario musicista che non avrebbe nulla da chiedere in più alla musica, tante sono state le soddisfazioni della sua carriera musicale.

Gli Eagles in Italia non sono mai riusciti ad avere l'importanza che sarebbe stato giusto tributare ad uno dei gruppi fondamentali della musica americana. Mi sono chiesto spesso il perchè, ma sono quelle domande cui è difficile dare una risposta: snobismo? Difficoltà a comprendere il reale incontro che gli Eagles hanno significato tra il rock ed il country? Non lo so, però se perlomeno la parola Eagles cea qualche palpitazione, difficile da noi accostarvi direttamente il nome di Don Henley.

Invece il buon Don Henley "è" gli Eagles, ha contribuito a scrivere le canzoni più belle ed immortali della band, ne ha prestato l'ugola. Una voce, lo voglio dire chiaramente, che ha pochi eguali, capace di un timbro e di una melodia uniche. Di quella voce ne sono musicalmente innamorato da sempre.

So bene che nei negozi trovate Cass County, la sua ultima fatica discografia, distante ben quindici anni dal precedente Inside Job, ma non è mia intenzione recensirvi questo disco.
Invece voglio semplicemente segnalarvi una chicca, una emozionante versione live di un brano che adoro, ho sempre adorato e, nel mio piccolo, avrei voluto scrivere io...ma si sa, non si diventa Don Henley per caso.

La canzone in questione è The heart of the matter. La carriera solista di Henley è stata, soprattutto negli anni '80, folgorante. Dietro una facciata smaccatamente pop, il nostro ha proposto canzoni dalla scrittura sopraffina, con l'unica pecca di averle bagnate con il prezzemolo di quel periodo: il sintetizzatore e qualche altro aggeggio di troppo, ormai datato neanche fossero passati 100 anni.

Contenuta dentro The end of the innocence, disco datato 1989, neanche The heart of the matter rinuncia, nella versione incisa, ad una certa insistenza nelle finte tastiere del periodo. Nonostante ciò, è un diamante, una piccola opera d'arte pop che cresce ad ogni ascolto.

Lo scorso Novembre Don Henley è stato invitato a tenere un concerto all'interno del Festival Austin City Limits, che personalmente reputo uno dei palchi più prestigiosi della musica contemporanea. Per suono, cornice e pubblico, nonchè artisti invitati, l'Austin City Limits è un vero godimento per ogni appassionato di musica. Pur essendo gran parte della performance incentrata sull'ultima fatica discografica, Henley riprende The heart of the matter proponendola con un nuovo arrangiamento, e la versione che ne esce è, senza troppi giri di parole, esaltante.

Chi con un po' di costanza legge questo blog sa bene quanto sia affezionato alla formazione a sei, con voce, due chitarre, tastiere, basso e batteria. La reputo, da sempre, la vera essenza della musica americana. Ebbene, Henley parte proprio da qui, ci aggiunge una lap steel che in realtà si sente appena, e delle coriste in pieno stile e ne esce fuori....giudicate voi.

Buon ascolto

 

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