Americana Live @ Golden Cadillac opening for Rigo's live

(questo articolo è stato pubblicato anche sul blog della mia band americanarockband.blogspot.it ed è il racconto della serata del 7 Novembre scorso al Golden Cadillac nel quale abbiamo suonato come special guest per il trio rock di Antonio "Rigo" Righetti)

Ore 19.00 L’arrivo al Golden Cadillac non è dei più agevoli, in quanto il locale è situato alla sommità di una salita in pieno centro storico terribilmente conosciuta dagli Jesini con il toponimo di “Scale della Morte”. Lasciamo ad ognuno di voi la propria interpretazione.
Il locale sa di live club, merce rara dalle nostre parti. Di solito ci troviamo di fronte una porta di legno ed un pub vuoto a tre ore dal concerto. Invece il locale ha già le luci soffuse del live act e qualche cliente. L’impatto è subito senza filtri: a sinistra della porta di entrata la fisicità di Righetti non lascia spazio ad interpretazioni. Eccolo il bassista che tanto ammiriamo, con un curriculum di tutto rispetto ed un profondo amore per quel sound che ci pervade le vene. Ci presentiamo, scherziamo e ci prendiamo un po’ in giro e conosciamo anche Tommaso Graziani e Frank Ricci, che accompagneranno il Rigo nella sua performance. Musicisti di tutto rispetto e dal talento enorme. Proseguiamo nel nostro lavoro di montaggio del set live, con l’idea che si, stavolta bisogna tirare fuori il 101%, perché per non vivacchiare in questo mondo di musicisti in cerca di un palco sempre più grande bisogna sfruttare il momento.
Ore 20.00  Miracolosamente e senza nessun intralcio il set è pronto. La regola in queste situazioni vuole che la Band del cartellone faccia per prima il soundcheck per poi lasciare il posto a noi, special guest o opening act come si suol dire. Il Rigo’s Trio, già solamente imbracciando gli strumenti dimostra di essere di un pianeta distante. Il muro del suono, nonostante siano solo in tre, è imponente e non c’è soluzione di continuità nel flusso di note. Frank Ricci ed Antonio Righetti utilizzano i nostri amplificatori, mentre Graziani ha portato la sua bellissima Gretsch di un verde acqua tenue, con una cassa registrata su un suono al limite della goduria. I volumi sono alti, eppure non si ha l’impressione dell’eccesso. Sono una macchina da corsa che più raggiunge il limite più crea vibrazioni. Un paio di pezzi (All I really want is you è stupenda già dal primo ascolto) e poi tocca a noi.
Ci siamo schierati sul palco con il consueto schema, anche se per la conformazione della zona palco stavolta Mario e le sue tastiere traslocano accanto alla chitarra di Alessandro. Per il resto tutto come da copione: Roberto e la sua batteria al centro, alla sua sinistra la chitarra di Gian Maria e poco più avanti il basso di Luca. Avanti a tutti, quasi ad infrangere le onde, Gabriele. La prima regola, se si passa da un trio ad un sestetto come il nostro, è quello di regolare finemente i volumi. L'Orange di Alessandro nel quale prima Frank Ricci si era esibito in prova passa da un master volume di 9 ad un 1,5. Il rock americano della tradizione suonato in sei vuole che ci sia spazio per tutti, soprattutto per i cori che sostengono Gabriele nei poderosi ritornelli. Il suono è ottimo, i muri spessi del locale rimandano le note senza alcuna distorsione, si sentono anche le finezze, spesso impercettibili se non in sala prove. Proviamo quasi cinque pezzi, vogliamo essere sicuri che ogni particolare sia al suo posto. Alla quinta canzone il soundcheck può dirsi concluso.
Ore 21.00 Mentre consumiamo la cena offerta dal locale scambiamo due parole con Righetti, ed il Rigo non delude le aspettative. E' un rocker sanguigno e preparato, e soprattutto la sua esperienza gli permette di raccontarci un paio di aneddoti che ci fanno sognare. In particolare il racconto della registrazione ai Southern Tracks Studios di Atlanta con Brendan O'Brien e Nick Didia dietro la consolle ci fa quasi svenire: in quegli studi hanno visto la luce tutti i dischi dei Black Crowes, gran parte di quelli dei Pearl Jam, senza contare l'ultimo Springsteen. E poi discutiamo a ruota libera di Rolling Stones e John "Cougar" Mellencamp, oltre naturalmente alla prossima reunion dei suoi Rocking Chairs. Tutti nomi che mettono la pelle d'oca, ma noi siamo qui per dire la nostra e ci prepariamo.
Ore 22.30 La scaletta prevista per la serata prevede 11 pezzi. In sede di preparazione abbiamo studiato il miglior set possibile, e per una sera abbiamo deciso di lasciar da parte i libri, puntando tutto sulla musica. Le 11 canzoni non lasciano spazio a nessuna pausa, dovremmo suonarle di seguito senza pressoché alcuna sosta se vogliamo stare nei tempi previsti.

Alle prime note di Love is a long road il pubblico è ancora fuori il locale, ma già qualcuno entra. Tom Petty all'inizio di una performance è una dichiarazione di intenti: o entri o vai via.
Quando la prima scorre facile, gran parte della serata è andata. La nostra amata Wide awake riesce anche meglio del solito perché l'acustica è ottima e l'adrenalina è salita alle stelle. Righetti & C. ci seguono con attenzione, il Kentucky dei Dirty Guv'nash è dietro l'angolo. Qualcuno del pubblico ordina un whisky, l'atmosfera è quella giusta.
I Won't back down la suoniamo con l'accelleratore premuto bene fino in fondo, quasi una urgenza. Fatta così veloce assomiglia alla versione che il grande Tom ed i suoi Heartbreakers hanno proposto l'indomani dell'11 Settembre al canale nazionale americano, con le candele intorno e con la voglia di inneggiare alla rinascita. Bene così. 
Abbiamo piazzato in questa orgia di chitarre due pezzi di grande riflessione: Round Here e Descending. La prima crea il solito silenzio nel locale e noi religiosamente accompagniamo Gabriele in questa specie di messa cantata, un rito collettivo di grande impatto nel quale ognuno è chiamato a chiudere gli occhi e pensare alla sua vita. La seconda è uno slide blues - rock di proporzioni epiche, in cui l'aria torbida di Atlanta (ancora...) invade il Golden Cadillac.
L'unico gruppo che ancora non abbiamo toccato, i nostri amati Wallflowers, ce li teniamo per il finale. La motivazione è duplice. Il pezzo, The difference, è bello tirato e ci permette di sfogare tutta la passione in un concentrato emotivo di appena 4 minuti. Inoltre, la band è capitanata da Jakob Dylan, figlio di Bob, ed oltre a servirci per rimarcare da dove veniamo, è il miglior assist possibile per Rigo. Le nostre radici sono simili. 
All'ultima nota di The difference scopriamo di essere in tanti nella sala, e tutti gli occhi sono fissati sulla nostra performance, cinquanta minuti scarsi nei quali abbiamo dato il meglio di noi stessi. Il sudore ha passato il cotone delle t-shirt e si stampa sulle chitarre e sul basso come un'impronta di vapore. Ci siamo e questo è solo l'inizio.
Ore 23.30 La Rigo's Band sale sul palco ed apre la performance con uno strumentale nuovo di zecca "L'abbiamo provato per la prima volta.....ieri sera!" introduce Rigo. Le sensazioni provate nel soundcheck se possibile sono ancora più amplificate. Il groove è forte ed anche nei passaggi più pop il trio ha un approccio rock che sferza la pelle. Pur mantenendo dunque una forte coerenza di suono, i tre spaziano sino al blues più puro (bellissima la cover di Robert Johnson, pura improvvisazione). Tantissimo arrosto e poco fumo insomma, per una serata all'insegna del rock a stelle e strisce. 
A conti fatti, se c'era qualcosa che volevamo trasmettere facendo da opening band il risultato è stato ottenuto. Il nostro discorso intorno al rock tradizionale americano si sta allargando a nuove platee ed è soprattutto il pubblico a rispondere positivamente. 
Grazie al Golden Cadillac. Grazie a Rigo. 
A questo punto, il grazie più grande  a Bob, che ha permesso tutto questo. 
Americana, since 2012 

Commenti

  1. Mi sarebbe piaciuto tanto esserci, anche perchè so esattamento che bello spettacolo avrei visto. A questo punto, attendo i filmati della serata.
    Un abbraccio affettuoso da un vostro fan.

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  2. Nick, i filmati stanno arrivando, ma stiamo arrivando anche noi (domenica) a Milano per il concerto dei Counting Crows...sto tornando :-) grazie della bella mail :-)

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