Non serve una legge sulle radio italiane, servono le emittenti tematiche.

La proposta di una legge che regolamenti le canzoni trasmesse nelle radio italiane è, a mio avviso, fuori luogo. Intanto, ci tengo a sottolineare che trattasi per la stragrande maggioranza di emittenti private, per cui un intervento statale così forte potrebbe anche configurarsi come illegittimo, in quanto lede un aspetto di libertà commerciale e quindi interventi sul lato economico.
Non intendo però addentrarmi in discorsi legali, bensì ragionare dal punto di vista musicale.

Perchè si è avanzata la proposta di costringere le emittenti radiofoniche a trasmettere una canzone italiana su tre mandate in onda? La risposta dovrebbe risiedere nella volontà di dare maggiore spazio alle proposte musicali italiane, perchè qualcuno ha intenzione di farci credere che i musicisti italiani trovino meno spazio di quelli stranieri. Non è vero. La stessa FIMI (Fondazione Industria Musicale Italiana) ha recentemente precisato che la radio nell'ultimo anno ha equamente diviso le trasmissioni tra canzoni italiane e straniere, dunque 50 e 50. Sono dati anche sottostimati, perchè dovete sapere che i grandi network nazionali non hanno l'obbligo di redigere una dichiarazione puntuale dei brani trasmessi in un dato periodo di tempo (il famoso "borderò"). Questo perchè le grandi emittenti pagano un importo annuo forfettario ai diritti d'autore, lasciandosi la libertà di trasmettere ciò che vogliono. O meglio, lasciandosi la libertà di trasmettere sempre le stesse canzoni. 

Il deejay infatti ha pochissime possibilità di effettuare una sua programmazione, in quanto gran parte delle scelte musicali vengono effettuate da un sistema informatizzato che, molto semplicemente, viene tarato sulla base degli ascolti. E' un circolo vizioso: faccio ascoltare molte più volte la canzone X, quella canzone X viene ascoltata on-line o acquistata più delle altre, ed il sistema la premia passandola ancora più volte. Chiaro?

Earone è il sito che si prende la briga di calcolare i passaggi in una data settimana. Ad esempio, in quella che è andata dal 22 Febbraio al 28 Febbraio scorso, i cinque brani più trasmessi nelle nostre emittenti radiofoniche sono stati:
1) Mahmood "Soldi"
2) Loredana Bertè "Cosa ti aspetti da me"
3) Bob Sinclair "Electrico Romantico"
4) Ava Max "Sweet but psycho"
5) Mark Ronson "Nothing breaks like a heart"

Adesso, assegnando un punto per ogni canzone presente in questa classifica, ecco la presenza delle etichette discografiche in radio:
WARNER pt. 3
SONY pt. 3
ISLAND, TIME, POLYDOR e HONIRO pt. 1

La Island è una etichetta di proprietà della Universal, così come la Polydor. Honiro e Time sono indipendenti.

Fatevi liberamente i vostri ragionamenti.

Abbiamo dunque scoperto che la situazione musicale italiana non subirebbe nessun cambiamento con l'approvazione della legge. Mi verrebbe da porvi un'altra domanda? Siete contenti delle canzoni trasmesse dalla radio? Credo la vostra risposta non sarebbe così entusiastica, nonostante il bombardamento al quale siamo sottoposti tende a farci piacere ciò che in realtà non ci piace.  Le radio italiane sono piene di artisti usciti dai talent, musica per lo più creata da un software con una voce sopra oppure brani dance di discutibile fattura. Perchè?

Perchè in questo modo si massimizzano i guadagni. Red Ronnie lo ha spiegato molto meglio di me, soprattutto rispetto ai talent. Si prende un ragazzo che si è fatto conoscere in tv, gli si propone un contratto capestro, lo si "pompa" in radio per qualche tempo e poi lo si fa scomparire. Un artista quando diventa troppo importante costa troppo e soprattutto non accetta di cantare tutto quello che gli viene proposto.

Insomma ascoltiamo artisti scelti da altri, con canzoni scritte alla svelta, con argomenti che interessano mediamente il pubblico e che quasi mai affrontano tempi "scomodi". Da tutto ciò non si esce con una legge. La mia proposta è di agevolare la nascita delle radio tematiche, seguendo l'esperienza inglese, americana e di tanti altri paesi.

La radio tematica si focalizza su un preciso genere. Avendo molte meno proposte da trasmettere rispetto ai network generalisti, i palinsesti devono diversificare la proposta e qui arriva la necessità di andare a pescare anche al di fuori delle major. Ecco che, finalmente, qualche artista di valore può trovare spazio nell'etere radiofonico, e l'ascoltatore respirare aria nuova.

Vi faccio un esempio. Sabato mattina in casa da solo (accade rarissimamente). Invece del solito disco, mi collego nella web page di Radio Rock, istituzione romana che trasmette sono musica rock ed alternative. Apro il player on line e la metto in sottofondo. In 2 ore ho scoperto almeno 2 gruppi italiani di cui assolutamente non ero a conoscenza che poi sono andato ad ascoltarmi su Spotify e, successivamente, a comprare il disco sulla loro pagina.

Dunque ai cari legislatori che avanzano proposte così insensate proporrei delle agevolazioni (anche sul costo assurdo delle frequenze), per far nascere delle belle radio indipendenti e tematiche. Solo in questo modo daremo nuova linfa al movimento, agli acquisti ed alle proposte nostrane. 

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