E' ancora tempo per noi?

Sabato sera siamo andati a suonare a Marcelli di Numana, ridente località turistica del promontorio del Conero. I locali cittadini infatti hanno promosso una due giorni di eventi legati alla "Festa delle Bandiere", all'interno della quale ogni esercizio commerciale ha scelto il proprio Stato. Avendo optato la nostra location per gli Stati Uniti (ed avendo pure addobbato con bandiere del Tennessee...) ecco che siamo stati chiamati noi Americana (mi pare evidente).

Niente da ridire sul luogo, una bella pedana con prese per la corrente, lui e finta erba che però fa molto "figli dei fiori". Niente da ridire su noi, che ci siamo esibiti sia all'aperitivo che nel dopo cena, rispondendo ad una esplicita richiesta del locale.

Dopo queste belle parole, vi chiederete: e quindi? Quindi l'inghippo c'è, e sta nel pubblico. In preparazione al concerto ci siamo chiesti se non fossimo troppo ortodossi nel proporre il rock americano che ci piace. Molto conoscono i Counting Crows, pochi vanno oltre "Mr. Jones". Pochi conoscono i Black Crowes e gli Wallflowers. Così in questi anni abbiamo inserito cose più conosciute: "Sweet home Alabama", "Like a Rolling Stone" ed ora (vi ricordate il sondaggio?) "Because the night". Il perché è ovvio: siamo una band di nicchia, ed i contesti in cui ci chiedono di rivolgersi alla "massa" ci creano problemi. I problemi ovviamente riguardano l'accettazione del nostro repertorio. Io ad esempio non accetto di andare a vedere un gruppo che suona che mi fa un greatest hits di quel genere; voglio sentire qualcosa di diverso, voglio scoprire, voglio addentrarmi in quel suono. Ma questo è un ragionamento da musicista, al pubblico medio invece piace ascoltare i "classici", che trova tranquillamente ormai su Radio Freccia o Virgin Radio o su una qualsiasi compilation di Youtube. Il pubblico non vuole scoprire, non si vuole mettere in gioco.

Ora mi chiederete: ma la serata come è andata? Bene, vi dico io, anche se il rapporto col pubblico è stato altalenante. Lo porti dalla tua quando suoni "Sweet Home Alabama", lo allontani quando proponi "Good Morning Captain" dei Black Crowes. Che se qualcuno si sforzasse di ascoltare utilizzando il cervello capirebbe che quest'ultima è la naturale evoluzione della più famosa cara e dolce Alabama. Invece no, vogliono tutti ascoltare ciò che già conoscono.

Il vostro qui è arrivato alla soglia dei quaranta. Ciò vuol dire, per uno che a 14 anni aveva il primo gruppo, che sono quasi 26 anni di onorata carriera musicale (naturalmente come hobby). Facendo due conti: il 65% del tempo passato su questa terra mi è volato per scegliere le canzoni da mettere nelle scalette: arriverà un momento in cui me ne fregherò? E' arrivato quattro anni fa, quando questa stupenda esperienza musicale ha avuto inizio.

Antefatto: nell'estate del 2003 (quella famosa per il caldo torrido) mi ritrovai diverse volte a fare la spola nei weekend tra il mare e l'entroterra, dove abitavo. In quei trasferimenti mi portavo dietro pile di dischi di Counting Crows, Black Crowes, Hootie & the Blowfish e tutta quella famiglia del rock americano tradizionale che stava rimettendo le radici nelle classifiche (oltreoceano, ovviamente). Quei dischi trasudavano onestà, chitarre e melodia, pianoforti e sudismo. Con dieci anni di anticipo, gli Americana erano già nati. Grazie ad una inserzione trovai un ragazzo che faceva il cantante a circa mezz'ora di distanza da me. Ci conoscemmo, gli passai una musicassetta con questa canzoni. Passò un mese a scrivermi che gli piacevano, poi davanti ad una birra mi disse: "Mi piacciono molto, ma se provassimo a fare qualcosa di Vasco Rossi?". Fuggii via. Chissà ora cosa fa, era pure simpatico.

Cinque anni dopo, era il 2008, lavoravo e vivevo in Ancona. Mi capitò di andare a vedere i Counting Crows a Venezia, all'interno dell'Heineken Jammin' Festival. In quel periodo suonavo (già da qualche anno) con una band chiamata Kandinskji,  di fatto il punto più alto della mia esperienza musicale: grandi concerti, serate continue e successo di pubblico. Proponevamo rock anni '90 al femminile, una miscela che ha sempre funzionato. Ma ero stanco. Stanco di essere l'unica chitarra, di condividere il gruppo con una cantante che metteva il suo ego sempre al primo posto, stanco di dover sempre riarrangiare le canzoni per adattarle al quartetto. Vidi per la prima volta i Counting Crows dal vivo...era quello che volevo...l'impatto dei sei musicisti, il suono melodico ed al contempo avvolgente...il rock americano! Ritirai fuori tutti quei dischi di 5 anni prima, nel frattempo erano uscite altre cose bellissime ma...non sapevo con chi fare la band!

2012. Nel bel mezzo di quell'estate (anch'essa, guarda caso, bollente) mi beccai una grave malattia che mi costrinse a letto per l'intero periodo di Luglio ed Agosto. Non solo: per monitorare con costanza le mie condizioni, il medico mi obbligò a tornare per il periodo di degenza a casa dei miei genitori. Mi ritrovai così a passare il mese di Agosto rinchiuso nella mia vecchia cameretta, unico sollievo i miei storici dischi. E così per la terza volta in 9 anni riascoltai tutto ed ampliai ancora la mia conoscenza del genere, approfondendo ad esempio Tom Petty, che sino a quel momento avevo lasciato in disparte. Avevo talmente tanto tempo a disposizione (ed una band larga potente) che in due mesi mi ero ascoltato centinai di canzoni e decine di album: era il momento giusto per cercare di mettere su la band. Una volta guarito, tornai ad Ancona ed iniziai a rispondere alle inserzioni dei musicisti. La band doveva essere di 6 elementi, mancava solo il cantante. Pianificai le prime prove, che non avvennero mai perché nel giro di un mese: 1) l'altro chitarrista si ritirò perché non capiva il genere 2) venni richiamato a lavorare in sede centrale nella mia città natale. Addio Ancona ed addio rock americano (per ora)

Il 2013 è stato l'anno del mio matrimonio, nonché quello del viaggio di nozze che abbiamo costruito a tavolino tappa per tappa con un viaggio lunghissimo (più di un mese) coast to coast negli Stati Uniti, non però nei luoghi turistici, ma nell'America secondaria, quella che non avevo mai visto. Nel giorno del mio matrimonio la "resident band" era composta da tutti i miei amici e, quando non ero io a suonare, li guardavo ammirato e pensavo "tutti insieme non li avevo messi mai a suonare".
Quel tarlo me lo sono portato per tutto il viaggio di nozze, finchè il giorno dopo essere atterrato ho mandato a tutti un sms ed ho scritto: "Gli Americana ce li avevo davanti agli occhi in questi anni e non li ho mai visti".

Ora che sapete la storia della mia band, anche se i generi entrano ed escono dalle mode, speso capirete perché, nonostante ormai "non è più tempo per noi", io me ne frego e tiro dritto....

Commenti

  1. Quanto mi piacciono questi post!!!! Si riesce a percepire il profondo amore che hai per la musica e la dignità con cui porti avanti le tue idee musicali!!! Grande!

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