Bruce Springsteen. Born to run, l'autobiografia

Il Boss in un modo o nell'altro ha cambiato la nostra vita. Nostra perchè do per scontato che se segui questo blog, il rock americano fa parte delle tue passioni. E se il rock americano è parte della tua esistenza, Bruce Springsteen è un gigante che accompagna da anni le nostre giornate, è stata la colonna sonora di qualcosa, lo sarà ancora per altri accadimenti che vivremo. Non dare un peso a questo aspetto esistenziale vuol dire non aver compreso la musica (e la poetica) del rocker di Freehold, New Jersey. Springsteen ha fondato il suo messaggio sulla sincerità, sulla vita normale di ogni lavoratore che si alza la mattina e "se la deve sudare", se la deve guadagnare. Su notti passate in auto a girare verso il nulla, in radio il nostro album preferito e nella testa mille pensieri.

Alle autobiografie mi avvicino sempre con circospezione. Per dire, quella di Sting l'ho abbandonata dopo appena cento pagine, quella di Keith Richard invece mi è parsa un enorme corso di formazione per barman (nonchè aspiranti spacciatori). Quella di B.B. King invece è stata una vera goduria, contrariamente a quanto mi aspettassi. Ma una biografia del Boss, sinceramente, non sapevo come prenderla. Insomma, Springsteen nel suo periodo d'oro ha utilizzato la canzone come un pretesto per narrare la società e le persone come pochi altri; ho sempre pensato che avesse un talento innato per raccontare storie, che avesse un occhio privilegiato per cogliere i frammenti di vita delle persone. Infine, che fosse un abile giocoliere con le parole. Dunque, da oltre cinquecento pagine scritte in prima persona, cosa potevo aspettarmi?

Guardandola in maniera realistica, Springsteen ha cercato una via di mezzo tra il racconto profondamente autobiografico e l'esigenza di non spingere troppo l'acceleratore della sfera personale. Tutto quello che doveva esserci, in un modo o nell'altro, è stato sapientemente inserito. L'infanzia di un figlio del proletariato, il New Jersey operaio ed alcoolico, un padre con le mani troppo veloci ed una madre accondiscendente che acquista per il nostro la sua prima chitarra. Vi attendevate un incipit diverso? La parte più interessante del racconto viene subito dopo ed è dove Springsteen si conquista, ancora di più ai miei occhi, il mio enorme rispetto. Il percorso tortuoso e difficile da ragazzo appassionato di musica a Bruce Springsteen e la sua E-Street Band che registrano dischi è appassionante e narrato con una sincerità che mi ha trasportato. Perchè l'ho trovato autentico, perchè ci ho rivisto una parte della mia vita, quella nella quale ho cercato di fare della musica la mia professione.

E quindi le mille domande sull'avere o no un talento, lo scorgere nelle altre band e negli altri musicisti una scintilla difficile da trovare in se stessi, la consolazione nei dischi, il cameratismo della band. Se questo libro deve essere consigliato è perchè in queste cento pagine centrali si concentra la storia di un uomo che cerca di fare della propria passione la sua vita, con tutte le delusioni che il business musicale propone. Certo, erano anni diversi, anni in cui bastava trovare il modo di aver un appuntamento con la Columbia Record (mica pizza e fichi...) e suonare chitarra e voce un paio di brani per trovare un contratto. Ma erano anche anni in cui ai talenti venivano dati tre o quattro dischi per emergere: Springsteen insomma è diventato il nostro Boss lì.

Per il resto, avrei voluto conoscere la storia dietro le grandi canzoni ed i grandi dischi: cosa c'è dietro Racing in the street? Ed Atlantic City? Potrei proseguire all'infinito, ma queste risposte non ci sono. Forse è giusto così, forse no. Forse è più bello conoscere le dinamiche dentro la E-Street Band (cosa che ho apprezzato molto) e non fossilizzarsi nell'interpretare in maniera diversa una Something in the night (sempre una meraviglia!) solo perchè ne conosciamo il punto di vista dell'autore.

Eppure, nel suo essere parziale, questa autobiografia mi ha riportato il gusto del rock vero, quello sudato, quello in cui ho sempre creduto e sempre crederò. Mi ha fatto riassaporare quei giorni passati in sala prove a scrivere un pezzo che "spaccasse" con gli amici cresciuti nella mia piccola cittadina, le sbornie durante i concerti ed il bar vuoto con il proprietario che urla a fine serata perchè l'incasso non c'è.
Mi ha fatto anche male a leggere la dipendenza di Springsteen dagli psicofarmaci e questo spleen esistenziale che, in fin dei conti, non avevo mai intuito tra le righe di quei capolavori. Ma ho apprezzato anche e soprattutto questa parte messa così a nudo, nonchè la sincerità con la quale descrive gli anni passati sul lettino dello psicanalista.

Una autobiografia che lascia ancora più curiosità su questo uomo del New Jersey, ma che mi ha commosso. Una vita, non come tante però.

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