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Visualizzazione dei post da Aprile, 2017

Tony D'Souza. Il mulo

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Ritmo, ritmo, ritmo. E' questo l'ingrediente indispensabile per ogni film d'azione che si rispetti, considerato il palese obiettivo che si prefigge, cioè tenere incollato al video lo spettatore senza dargli respiro. Con le stesse intenzioni, Tony D'Souza, che ammetto mi era sconosciuto prima dell'acquisto de Il mulo, propone al lettore il suo romanzo.

I romanzi basati sul ritmo hanno da sempre una fetta di pubblico affezionata, molto vicina a quelli dei gialli e dei noir. La scrittura, apparentemente, sembra contare poco, lasciando invece il posto agli avvenimenti che si succedono rapidamente, facendo si che ogni pagina sia vissuta in trepidante attesa che accada qualcosa. Il mulo con molta probabilità è nato con questa intenzione, considerato che l'argomento alla base del racconto è quantomai in linea con il genere: la storia di James Lasseter, ragazzo di buona famiglia ed aspirante giornalista che, dopo aver accarezzato il successo in concomitanza del matrim…

Blitzen Trapper - All across this land

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Smetterà mai di stupirci l'America? Con molte probabilità, musicalmente no. Più si scende nel profondo del rock americano e si cercano band ed autori semisconosciuti, più ci si imbatte in lavori convincenti. E' il caso dei Blitzen Trapper. Chi? Esatto, reazione più che comprensibile.

Lungi dall'essere gli ultimi arrivati, i Blitzen Trapper da Portland (Oregon) portano in giro per gli Stati Uniti il loro sound sin dal 2003, anno di debutto con il disco omonimo. La prima parte della carriera si caratterizza per una forte attitudine new-folk senza mai scivolare nell'alt country. Nel 2008 vengono anche bagnati dal successo (di nicchia, ovviamente) grazie a "Furr", una canzone (che da il titolo anche ad un album) vivace ed acustica, con bellissimi cori ed un airplay radiofonico interessante. Nonostante una carriera in fase di decollo però, il quintetto/sestetto (dipende dai dischi) guidato dalla bella voce di Eric Earley decide di fare un passo azzardato, ma proba…

Will Hoge - The man who killed love

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A me Will Hoge piace. Sarà quella voce sempre perfetta ma mai monotona, da talento che ancora si lascia trasportare dalla passione e qualche volta dimentica le buone maniere. Sarà che i suoi primi dischi erano esempi di rock americano genuino ed a tratti anche muscoloso e poi si è lasciato ammorbidire dal tempo che passa, abbracciando sonorità più calde e sinuose, vagando tra un country moderno e radiofonico ed un soul introspettivo, senza comunque mai dare l'idea di vendersi spudoratamente alle radio.

Insomma, Will Hoge mi piace. Alcuni in questi anni lo hanno criticato proprio per i punti di forza che sopra ho descritto, il non aver mai preso una direzione precisa su tutti. Sei new country? Fai il new country! Sei soul? Ed allora dacci un disco interamente bagnato da fiati e coriste avvenenti! Funziona così nel mondo discografico odierno.

Invece Will Hoge mi piace. Mi piace perchè attinge a piene mani da una tradizione, quella della musica americana, che ha fatto della commistio…

Bruce Springsteen. Born to run, l'autobiografia

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Il Boss in un modo o nell'altro ha cambiato la nostra vita. Nostra perchè do per scontato che se segui questo blog, il rock americano fa parte delle tue passioni. E se il rock americano è parte della tua esistenza, Bruce Springsteen è un gigante che accompagna da anni le nostre giornate, è stata la colonna sonora di qualcosa, lo sarà ancora per altri accadimenti che vivremo. Non dare un peso a questo aspetto esistenziale vuol dire non aver compreso la musica (e la poetica) del rocker di Freehold, New Jersey. Springsteen ha fondato il suo messaggio sulla sincerità, sulla vita normale di ogni lavoratore che si alza la mattina e "se la deve sudare", se la deve guadagnare. Su notti passate in auto a girare verso il nulla, in radio il nostro album preferito e nella testa mille pensieri.

Alle autobiografie mi avvicino sempre con circospezione. Per dire, quella di Sting l'ho abbandonata dopo appena cento pagine, quella di Keith Richard invece mi è parsa un enorme corso di …

Jonathan Franzen. Purity

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Per il precedente romanzo Libertà (qui la mia recensione http://bluespaper.blogspot.it/2014/06/jonathan-franzen-liberta.html) Franzen aveva goduto anche della sponsorizzazione di un certo Barack Obama, un amante della letteratura americana che poche volte ha consigliato libri deludenti. Con il precedente Le correzioni aveva fatto gridare al miracolo, un libro che indagava nel profondo i turbamenti di una famiglia all'interno della quale entrava come una lama di coltello nel burro la malattia.

I presupporti per Purity erano quelli di una attesa spasmodica da parte di noi lettori accaniti dello scrittore dell'Illinois, per capire se poter godere ancora di quella scrittura che, mattone dopo mattone, costruisce uno spaccato minuzioso fatto di personaggi, ansie, famiglie ed una società in continua evoluzione senza saper bene verso quale rotta. Purity, nonostante Franzen avrebbe dunque potuto cadere nell'ansia da prestazione, viaggia ad un livello più alto dei suoi lavori predec…