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Visualizzazione dei post da 2017

Una giornata al Guitar Show di Padova

Domenica 21 Maggio sono andato al Guitar Show di Padova. Erano moltissimi anni che mancavo ad un evento simile, addirittura dal 2001 quando ancora era in piena forma la Fiera della Musica a Rimini, un momento esaltante per tutti i musicisti ed interi padiglioni pieni di strumenti disponibili per essere provati, accarezzati ed “odorati”. Da quanto ne so, quell’appuntamento non esiste più e da qualche anno la centralità è stata presa da Milano con il suo Guitar Show. Questo di Padova dovrebbe essere la versione nord-est di quanto proposto a Milano, tant’è che è stato concesso il copyright del nome “Guitar Show”. Pur non essendo mai stato alla versione meneghina, l’eco degli articoli e dei racconti mi hanno invogliato a provare questo spin-off veneto, al debutto quest’anno.
La prima perplessità ancora prima della partenza: la manifestazione avrà luogo all’Hotel Sheraton di Padova, non proprio il luogo che ti aspetteresti per un evento dedicato alla sei corde. Mi faccio l’idea che, come …

Addio, figlio prediletto di Seattle

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Alla fine degli idoli della mia gioventù rimarrà solo una Spoon River. Non ero riuscito a comprendere appieno il vuoto che avrebbe lasciato Kurt Cobain perché nonostante la grandezza di quei tre dischi non ero riuscito a farmeli entrare sottopelle (cosa che avverrà cronologicamente più tardi di quel maledetto Aprile). Di Staley invece rimasi veramente colpito. Ci ha lasciati con una fotografia triste, da solo, lontano da tutti. Addirittura il suo corpo ritrovato due settimane dopo la morte nella vasca da bagno, quasi a dire che a nessuno importasse di lui, nessuno lo cercava. Era Layne Staley, qualsiasi canzone degli Alice in Chains o dei Mad Season decidiate di ascoltare, il suo talento si insinuerà nelle orecchie lasciandovi sbalorditi. E tristi.
Quello che mi ha fatto più male è stato Scott. Sapete com’è, ognuno nella vita ha un ideale di voce, di timbro musicale. Lui era il mio ideale, la mia perfezione. Inoltre scriveva testi con un' assonanza musicale perfetta, difficile da…

Sondaggio?

Cari appassionati di rock americano, con la mia band vorremmo aggiungere una canzone in più alla scaletta, magari un qualcosa di più classico. Scremando la lista dei desiderata, la contesa riguarda:

Otis Redding - Sittin' on the dog of the bay
Bruce Springsteen - Because the night
The Eagles - Victim of love
Guns 'n' Roses - Since I don't have you
The Doors - Love me two times
Derek & the Dominos - Layla

Come spettatori, quale di queste sei vi piacerebbe di più ascoltare dal vivo?

Ryan Adams - Prisoner

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Non riesco nemmeno più a contare le recensioni o gli articoli che ho letto in questi anni su Ryan Adams. E tutti, indistintamente, a scrivere che il ragazzo di Jacksonville (North Carolina) è un talento sciupato dall'iperproduzione, da dischi pubblicati uno dopo l'altro con una urgenza ipertrofica, dalla smania di dimostrarsi a volte un rocker, altre un folksinger, altre ancora un countryman senza mai trovare la sua vera strada. Tutto vero? In parte lo posso accettare, la sua discografia dopo gli Whiskeytown (grande band) è imponente e raccoglie dischi bellissimi (Gold e Cold roses per chi scrive sono opere imprenscindibili, soprattutto la seconda) ad opere meno inspirate. Ma non è poi la storia di gran parte musicisti?

A mio avviso invece Adams si è messo più a fuoco quando ha dato alle stampe il precedente disco omonimo (sorvolo sul disco cover di Taylor Swift, 1989). Quell'album aveva dentro di se una scrittura asciutta, suoni decisi ed una direzione precisa: canzoni al…

Tony D'Souza. Il mulo

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Ritmo, ritmo, ritmo. E' questo l'ingrediente indispensabile per ogni film d'azione che si rispetti, considerato il palese obiettivo che si prefigge, cioè tenere incollato al video lo spettatore senza dargli respiro. Con le stesse intenzioni, Tony D'Souza, che ammetto mi era sconosciuto prima dell'acquisto de Il mulo, propone al lettore il suo romanzo.

I romanzi basati sul ritmo hanno da sempre una fetta di pubblico affezionata, molto vicina a quelli dei gialli e dei noir. La scrittura, apparentemente, sembra contare poco, lasciando invece il posto agli avvenimenti che si succedono rapidamente, facendo si che ogni pagina sia vissuta in trepidante attesa che accada qualcosa. Il mulo con molta probabilità è nato con questa intenzione, considerato che l'argomento alla base del racconto è quantomai in linea con il genere: la storia di James Lasseter, ragazzo di buona famiglia ed aspirante giornalista che, dopo aver accarezzato il successo in concomitanza del matrim…

Blitzen Trapper - All across this land

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Smetterà mai di stupirci l'America? Con molte probabilità, musicalmente no. Più si scende nel profondo del rock americano e si cercano band ed autori semisconosciuti, più ci si imbatte in lavori convincenti. E' il caso dei Blitzen Trapper. Chi? Esatto, reazione più che comprensibile.

Lungi dall'essere gli ultimi arrivati, i Blitzen Trapper da Portland (Oregon) portano in giro per gli Stati Uniti il loro sound sin dal 2003, anno di debutto con il disco omonimo. La prima parte della carriera si caratterizza per una forte attitudine new-folk senza mai scivolare nell'alt country. Nel 2008 vengono anche bagnati dal successo (di nicchia, ovviamente) grazie a "Furr", una canzone (che da il titolo anche ad un album) vivace ed acustica, con bellissimi cori ed un airplay radiofonico interessante. Nonostante una carriera in fase di decollo però, il quintetto/sestetto (dipende dai dischi) guidato dalla bella voce di Eric Earley decide di fare un passo azzardato, ma proba…

Will Hoge - The man who killed love

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A me Will Hoge piace. Sarà quella voce sempre perfetta ma mai monotona, da talento che ancora si lascia trasportare dalla passione e qualche volta dimentica le buone maniere. Sarà che i suoi primi dischi erano esempi di rock americano genuino ed a tratti anche muscoloso e poi si è lasciato ammorbidire dal tempo che passa, abbracciando sonorità più calde e sinuose, vagando tra un country moderno e radiofonico ed un soul introspettivo, senza comunque mai dare l'idea di vendersi spudoratamente alle radio.

Insomma, Will Hoge mi piace. Alcuni in questi anni lo hanno criticato proprio per i punti di forza che sopra ho descritto, il non aver mai preso una direzione precisa su tutti. Sei new country? Fai il new country! Sei soul? Ed allora dacci un disco interamente bagnato da fiati e coriste avvenenti! Funziona così nel mondo discografico odierno.

Invece Will Hoge mi piace. Mi piace perchè attinge a piene mani da una tradizione, quella della musica americana, che ha fatto della commistio…

Bruce Springsteen. Born to run, l'autobiografia

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Il Boss in un modo o nell'altro ha cambiato la nostra vita. Nostra perchè do per scontato che se segui questo blog, il rock americano fa parte delle tue passioni. E se il rock americano è parte della tua esistenza, Bruce Springsteen è un gigante che accompagna da anni le nostre giornate, è stata la colonna sonora di qualcosa, lo sarà ancora per altri accadimenti che vivremo. Non dare un peso a questo aspetto esistenziale vuol dire non aver compreso la musica (e la poetica) del rocker di Freehold, New Jersey. Springsteen ha fondato il suo messaggio sulla sincerità, sulla vita normale di ogni lavoratore che si alza la mattina e "se la deve sudare", se la deve guadagnare. Su notti passate in auto a girare verso il nulla, in radio il nostro album preferito e nella testa mille pensieri.

Alle autobiografie mi avvicino sempre con circospezione. Per dire, quella di Sting l'ho abbandonata dopo appena cento pagine, quella di Keith Richard invece mi è parsa un enorme corso di …

Jonathan Franzen. Purity

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Per il precedente romanzo Libertà (qui la mia recensione http://bluespaper.blogspot.it/2014/06/jonathan-franzen-liberta.html) Franzen aveva goduto anche della sponsorizzazione di un certo Barack Obama, un amante della letteratura americana che poche volte ha consigliato libri deludenti. Con il precedente Le correzioni aveva fatto gridare al miracolo, un libro che indagava nel profondo i turbamenti di una famiglia all'interno della quale entrava come una lama di coltello nel burro la malattia.

I presupporti per Purity erano quelli di una attesa spasmodica da parte di noi lettori accaniti dello scrittore dell'Illinois, per capire se poter godere ancora di quella scrittura che, mattone dopo mattone, costruisce uno spaccato minuzioso fatto di personaggi, ansie, famiglie ed una società in continua evoluzione senza saper bene verso quale rotta. Purity, nonostante Franzen avrebbe dunque potuto cadere nell'ansia da prestazione, viaggia ad un livello più alto dei suoi lavori predec…

Conor Oberst - Salutations

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Se amate la musica che proviene dagli Stati Uniti, allora Conor Oberst non è uno sconosciuto. Anzi, per molti di noi è ancora una promessa, una stella che deve trovare la propria strada. Ebbene, dopo numerosi dischi sotto il nome di Bright Eyes e qualche deludente album a proprio nome, stavolta il caro Oberst tira fuori il capolavoro, l'opera dalla quale mettere il punto e ricominciare.

Andiamo per ordine. Inverno 2016, Conor di ritorno da uno degli infiniti tour negli Stati Uniti si ritira nella sua Omaha (Nebraska, forse il luogo più sperduto ed onestamente americano del paese a stelle e strisce) per riposare davanti al caminetto di uno degli infiniti inverni del Midwest. Il suo ultimo disco non è stato ben accolto nè dalla critica nè tantomeno dal pubblico, ma il programma prevede solo riposo e qualche capatina al pub con gli amici (ma ne avrà?).
Invece Conor viene assalito dall'ispirazione: una canzone per ogni notte passata in piedi. Così dopo averne radunate una decina …

Richiesta al lettore che segue questo blog con attenzione

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Un caro amico mi ha invitato, tempo fa, ad intervenire ad una tavola rotonda portando all'attenzione dei presenti quello studio (ormai è necessario chiamarlo col suo nome) che da anni mi contraddistingue, e cioè l'approfondimento dell'incontro tra il rock americano e la letteratura a stelle e strisce.
L'esperimento, lo confesso, ha avuto un esito positivo, cosa che sinceramente non mi aspettavo. Eppure sembra che desti curiosità la prova (o la supposizione, fate voi) che questi due mondi si siano fortemente influenzati. D'altronde, lo sappiamo tutti che un songwriter trova l'ispirazione da molti spunti ed ovviamente i romanzi sono uno stimolo privilegiato.

Ma più che forzare la mano ed andare a trovare la citazione (basta che cercate bene nel web, usciranno fuori tutte le canzoni che dichiaratamente si ispirano ad un preciso libro) il discorso spazia nell'ambiente della sensazione, dell'influenza non dichiarata ma filosofica. Insomma, è stato oggetto di…

Americana in concerto a Recanati

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Gli Americana tornano live

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Mi piace finalmente comunicare che con gli Americana torniamo ad esibirci dal vivo. Lo ammetto, ultimamente siamo molto selettivi relativamente ai locali nei quali suonare. Il discorso l'ho sviluppato molte volte su questo blog e non intendo tornarci, però è giusto capire se il posto che ti ospiterà ha una clientela che può apprezzare il genere e soprattutto se ha abbastanza spazio per una band complessa come la nostra (6 musicisti non sono pochi).

Bando alle ciance, ci si becca Sabato 25 Marzo alle ore 22:30 circa presso il pub Extra music & Food di Recanati (MC). Prossimamente vi posto la bellissima locandina.

Cosa ascolto in questi giorni

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Vediamo un po’…
Dan Baird “SoLow” Tedeschi Trucks Band “Let me get by” (da un anno, più volte  ascoltato e ripreso) Will Hoge “Number Seven” Eric Clapton “Reptile”

Insomma, una novità  fresca di uscita (Dan Baird), un disco ormai datato di 1 anno (ma sempre splendido) e due album che mi ero perso.

Bisogna costruirsi il proprio Pantheon

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Non so se anche voi, amici musicisti, avete questa impressione che tutto sta un po' andando allo scatafascio. Io si, nettamente. Non è tanto la musica che ci propinano le radio oppure la tv, quella è una costante da non so quanto tempo. E' piuttosto la presa di coscienza che qui diventa sempre più difficile suonare dal vivo. I colpevoli sono molti, forse anche noi stessi (l'ho scritto diverse volte su questo blog) ma il risultato è che i locali che ti fanno suonare dal vivo sono sempre meno; ormai latitano anche le richieste assurde che ci avanzano qualche anno fa (quante persone porti, fammi quella determinata canzone etc...), ormai suoni solo per una fortunata congiunzione astrale.

Ciò mi provoca una tristezza infinita, perchè poi non ho mai amato costruire gruppi per andare a suonare dal vivo: io il "piacione" non riesco a farlo (eppure mi piacerebbe molto...). Ognuna ha la sua indole, ed io di fare qualche hit del momento mescolata a qualche grande classico p…

The Wild Feathers - Lonely is a lifetime

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Quando nel 2013 i The Wild Feathers debuttarono con il loro disco omonimo tirai un sospiro di sollievo. E' vero, il classic rock di stampo americano non si è fatto mai mancare tra gli scaffali delle nuove uscite discografiche (quei negozi che in america ancora esistono...), però i cinque ragazzi di Austin volutamente trapiantati a Nashville avevano quella particolarità che rende unico un gruppo tra tanti: essere riconoscibili alla prima nota. Mano a mano che i giorni passavano, le canzoni sembravano avere tutte una compattezza logica, pur nella loro singolarità. E così, quasi senza volerlo, per la prima volta in tanti anni ho ritirato fuori dal cassetto un nome, a me molto caro: gli Eagles. Eh si, vi sfido a trovare una band negli ultimi venti anni che vi sia sembrata figlia del suono delle aquile. Ovvio, quasi nessuno potrà più vantare quei mostri sacri tutti insieme e quel livello di scrittura, ma pezzi come "Left my woman" ed "American", quest'ultima irr…