Buon Compleanno, Elvis! dopo venti anni resta lo zenit del rock americano nello stivale

Tra compagni di band, a cena davanti ad una bella pizza ed una gelida birra, si affrontano gli argomenti più disparati. L'importante però è che si parli di musica, declinata in 800 modi differenti. D'un tratto, come un fulmine a ciel sereno, il discorso cade nell'argomento rock italiano. La cosa si fa complicata, penso tra me e me, perchè l'etichetta nostrana vicino alla parola rock suona molto strana.

Ora, ovviamente la "nostra" idea di rock è quella di rock americano, non c'è più bisogno di dirlo. Quindi l'argomento Italia assume contorni ancora più pericolosi, perchè è ovvio che c'è una difficoltà oggettiva (la lingua italiana, che di certo non ha la stessa immediatezza fonetica di quella inglese). Però potremmo confrontarci sul suono, che in fin dei conti è universale, non usa parole e mira dritto al nostro orecchio.

I nomi che vengono fuori nella chiacchierata sono quelli della Gang, dei Miami & the Groovers, dei Cheap Wine, la maggior parte dei quali (tra l'altro) prediligono la lingua della terra d'Albione alla nostra. Ottime band, non c'è dubbio. Però...

Però, appunto. Voglio essere sincero, senza alcuna mediazione: non mi piacciono. Il nostro rock (o meglio, quello delle tre band portate ad esempio davanti alla pizza che ormai è quasi finita ed alla seconda pinta di bionda) o è politicizzato (e lascia la musica come contorno), o è alternativo oppure difetta dell'elemento più importante e che mi interessa principalmente: la canzone. C'è una linea di mediocrità continua, voci che non convincono e che quasi mai lasciano il segno, una scrittura che ancora non ho capito se vuole per forza essere particolare oppure si rifugia in quel settore per mancanza di idee. Lo tengo sempre a mente: è molto più difficile scrivere un pezzo bello, potente e melodioso piuttosto che uno alternativo.

Ed allora quando le voci si accavallano tiro sempre fuori un nome, un disco. Ormai non ho più paura di nominarlo nemmeno ad un seminario sul metal gotico: il disco più americano mai dato alle stampe in Italia è Buon Compleanno, Elvis! del nostro Ligabue. Prima e dopo il Luciano in questione non ha nemmeno mai sfiorato quella vetta, ma con quel disco ha scritto una pagina indelebile per chi guarda all'America non come una chimera ma come un punto di arrivo: allora si può fare!!

In Buon Compleanno, Elvis! ci sono i due elementi chiave: le canzoni ed il suono. Sulle canzoni non mi dilungo, le conoscete tutti, ma andatevele ad ascoltare una volta in più con un orecchio "clinico": due chitarre che si intrecciano utilizzando un suono caldo e molto da "live", un organo bello potente in tutte le tracce, una sessione ritmica puntuale ma non ingombrante, una voce che disegna melodie che fanno presa al primo colpo: è rock, ed è figlio di ciò che in questo blog si tratta.
Sul suono, a 20 anni di distanza dalla sua uscita, non c'è ancora paragone: è quello che il mio orecchio vuole sentire. Punto.

Viene quasi l'idea che gli Americana possano partire da lì per creare qualcosa loro. Per ora, solo discussioni davanti pizza e birra. Insomma: Buon Compleanno, Elvis! da venti anni resta lo zenit del rock americano nello stivale

Commenti

  1. Taccio su Ligabue, anche perchè mi viene in mente Antonio e non Luciano. Elvis? che dire? The King is Gone But Is Not Forgotten :)

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