"Sportswriter" di Richard Ford

Chissà cosa sarebbe della letteratura americana senza quella malinconia di fondo che ne accompagna i romanzi più fortunati. Non fa eccezione Frank Bascombe, uno dei personaggi più riusciti dell'immaginario narrativo d'Oltreoceano, creato dalla penna talentuosa di Richard Ford, uno che meriterebbe maggiore sorte al di fuori del confine patrìo.

Si, perché lo spessore di Bascombe è quello che permette agli appassionati di letteratura di innamorarsi dei romanzi e continuare a credere che, tra le righe della narrativa, ci siano molte più risposte agli interrogativi della vita rispetto ad un lettino da psicanalista o da un laboratorio scientifico. Il "mito" di Frank Bascombe vede la luce proprio grazie a Sportswriter e proseguirà, rafforzandosi, con Il giorno dell'indipendenza e soprattutto Lo stato delle cose, di cui trovate in questo blog un'altra mia recensione.
Ma Sportswriter è stato il primo incontro con il nostro Frank, ed a questo libro datato 1987 dobbiamo riconoscere la grandezza che merita.

Quella di Bascombe non è una vita facile, un po' perché gli eventi lo hanno colpito quasi letalmente, con la morte prematura del suo terzogenito Ralph. Un po' perché la sua indole è quella di vivisezionare la vita ed i suoi eventi, quasi a voler leggere ogni episodio con diverse lenti, ricercando i diversi significati che ogni azione ci propone.

Richard Ford è magistrale nell'accompagnarci in questa selva di pensieri, in cui a poco a poco troviamo anche noi stessi, il nostro modo di crearci paure e trovare soluzioni, anche se parziali o insufficienti. Bascombe insomma è la nostra coscienza che parla, a volte più ludica del solito, altre fiaccata dalle precedenti ferite.
I personaggi secondari sono visti quasi in trasparenza, nella loro essenza, perché Frank pagina dopo pagina ne svela i pensieri e le manie. Ma anche nella completa razionalizzazione del pensiero, i veri desideri del protagonista non sono mai netti né delineati: ama ancora X, la prima moglie da cui ha divorziato subito dopo la morte di Ralph? E Vicky, la nuova fiamma, è solo un'avventura oppure una nuova storia da portare sino in fondo? Per fare il giornalista sportivo bisogna realmente amare lo sport?

Tutti questi pensieri a voce alta trovano spazio nell'anonimo New Jersey, in cui ancora le persone si affidano l'una all'altra tenendo lontane le luci allucinate della vicina New York, che quasi acceca da lontano la costa del New Jersey, ma che qui tutti odiano ed a cui nessuno osa avvicinarsi.

E se, per dirla come Umberto Eco che ci ha lasciato pochi giorni fa, di ogni libro non ha importanza comprendere la trama ma cercarne il significato ultimo, allora anche Sportswriter  è un esercizio commuovente sul nostro rapporto con il destino e con la morte.

 

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