Addio a Scott Weiland, simbolo (anche) della mia gioventù

Quando morì Shannon Hoon, compianto e mai troppo valutato cantante dei Blind Melon, era il 21 Ottobre del 1995 ed io ancora al liceale mi presi una "pausa" di due giorni. Li avevo scoperti da poco, ma avevo già tradotto le liriche dei due dischi, ed avevo trovato un interprete e scrittore sublime. Me lo ricordo quel giorno, un anno e mezzo dopo la scomparsa di Kurt. Da musicista di una città di provincia, insieme ai miei compagni di gruppo, ci chiedevamo se quella spinta underground del rock anni '90 fosse già finita.

Da poche ore ci ha lasciato Scott Weiland, che da tutti verrà ricordato soprattutto per essere stato la voce e l'anima degli Stone Temple Pilots, un gruppo che ho venerato sin dal primo momento, nel quale mi sono immedesimato, del quale ho imparato a memoria accordi, assoli e parole.
E, per la prima volta nella mia vita, mi sento stranito per la perdita di un artista che, pur ovviamente non avendo mai conosciuto di persona, ha segnato il maniera indelebile la mia gioventù.

Ci sarà tempo per tirare le somme di un periodo musicale relativamente breve (facciamo 1989/1995?) che ha visto la scomparsa di praticamente tutti i suoi interpreti vocali. Ci hanno lasciato in questi anni Kurt Cobain, Layne Staley degli Alice in Chains, appunto Shannon Hoon, Andrew Wood degli sfortunati Mother Love Bone, che non ebbero nemmeno il tempo di godere un po' delle vendite milionare del grunge imperante nelle classifiche. E potrei proseguire con altri personaggi cosiddetti "minori" solo per chi non ama la musica: Hillel Slovak, primissimo chitarrista dei Red Hot Chili Peppers degli esordi oppure Bradley Nowell dei Sublime. Tanti, troppi, ai quali ora si aggiunge quel diamante di Scott Weiland.

Tra qualche tempo ragioneremo su questa generazione che ha saputo parlare al cuore ed alle ansie dei loro pari età, immergendosi totalmente e lasciandosi rapire dal male della depressione e dal male di vivere. Sono stati gli ultimi ad immolarsi per un ideale, che non era solo musicale bensì generazionale. Prima di loro altrettanti artisti che hanno pagato con la vita quell'ansia artistica degni dei più grandi poeti e scrittori: Hendrix, Morrison e voi sapete chi altri.

Però la scomparsa di Weiland mi assesta un pugno nello stomaco. Perchè è la mia storia, la mia adolescenza e poi gioventù, la mia musica ed i miei pensieri. E non c'entra niente con il grunge o con l'indie, bensì con un certo modo di scrivere testi e canzoni, un incrocio tra Jim Morrison e David Bowie, i due grandi riferimenti di Weiland, e la capacità unica di creare un capolavoro su riff di chitarra articolati, portando le canzoni da un'altra parte, dove pochi riescono.

Lo scrivo subito, Still Remains da "Purple" è il brano che più di tutti mi ha sconvolto. Anche lì è riuscito a portarlo oltre la musica, senza mai un artificio ampolloso, rimanendo sempre nel suo timbro. I ritornelli nel rock, che lo vogliate o no, contano, ne sono l'essenza, avete presente Interstate Love Song?

Si leggerà adesso, più che altro in America perchè da noi passerà come una notizia da ultima pagina, che era un tossicodipendente incallito e che, suvvia, se l'era cercata. Inconfutabile. La biografia di Weiland negli anni '90 è un continuo viaggio da e per il carcere, con la genialità di chi là dentro riesce anche a partorire i testi per un disco stupendo (N°4)  oltre ad una linea da brividi se si pensa al contesto "I'll be waiting for my Sunday girl " da Down , chiaro riferimento alla giornata della visita parenti (la domenica) in gattabuia.

Chissà quanto ha influito il disturbo bi-polare diagnosticatogli già a 12 anni, e che per tutta la vita ha cercato di scacciare disperatamente da sè attraverso la musica, oppure lo stupro di cui fu vittima da adolescente tra le mura della scuola, da cui ovviamente fuggì per non fare più ritorno. Si giudica troppo velocemente, come sempre.

Ed anche se fosse un personaggio maudit del star system musicale, di Weiland rimarrà il talento, quello che non vendono, che non puoi imparare e che non puoi trovare per strada. La canzone dedicata al figlio Noah inserita in ShangriLa-Dee-Daa è un manifesto di dolcezza di due-accordi-due che altri artisti si sognano.

Adesso che ci penso potrei citarle tutte, anche quelle dei dischi da solista, all'inizio così difficili da capire, ed ora indispensabili per profondità e genialità.

Ciao Scott, stavolta è veramente difficile salutare.




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