Foo Fighters - Sonic Highways - I documentari

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Premessa: questa recensione non tratta del disco "Sonic Highways". Reputo infatti inutile staccare la componente musicale dagli otto documentari girati da Dave Grohl e dedicati alle scene musicali di altrettante metropoli americane, ognuna delle quali ha ispirato ai Foo Fighters una canzone. Tutte ed otto le canzoni fanne ovviamente anche parte del disco.

Introduzione. Dave Grohl è una mente sopraffina del rock. Non bastasse la ridondande solfa di Facebook per la quale "è l'unico ad aver militato in due band leggendarie", da qualche tempo a questa parte si è lasciato prendere anche da velleità da regista. La qual cosa gli riesce anche discretamente, molto meglio, almeno in questa opera, della scrittura delle canzoni. Ne parliamo più avanti.

L'idea di Grohl è quella di scoprire le radici della musica americana. Impresa ardua per chiunque, e per non entrare in un lavoro enciclopedico e senza fine, focalizza la sua attenzione su 8 città. Chicago, Nashville, Austin, New Orleans, Los Angeles, Washington, Seattle e New York. Non contento di portare la sua telecamera ad intervistare persone e raccontare storie che di certo fanno gola ad i tanti appassionati di musica, decide di portare con se la band, uno studio mobile con la relativa attrezzatura e tutto l'entourage per comporre in ognuna delle otto città una canzone che si ispira alle storie narrate. Non solo, perchè in ogni città sceglie uno studio storico cui registrare la canzone. Per non farsi mancare niente, si porta con se, nella veste di produttore musicale, un certo Butch Vig (discografia talmente ampia e vincente da produttore che è impossibile riassumere in due righe). Tanta roba, insomma.

Prima di scendere nel particolare, alcune considerazioni più ampie. Nonostante le scene musicali siano diametralmente opposte ed alcuni brani vedono degli ospiti di eccezione, le composizioni ed i suoni sono convintamente Foo Fighters, e nulla aggiungono alla discografia della band. Il suono è quello, chitarroso ma sempre ruffiano, hard rock da classifica che, alla lunga, inizia a mostrare la corda. In qualche caso l'occasione è persa: quale migliore scusa per inserire in "Something from nothing" registrata a Chicago dopo una bel racconto sul blues qualche eco della musica dalle 12 battute? La stessa domanda andrebbe fatta per ognuno degli otto brani.

Chicago.  Si inizia dalla Windy City, e Grohl premette a chiare lettere che senza Chicago lui non sarebbe mai diventato un musicista. Gli studios sono gli Albini's Electrical Audio. Avete capito proprio bene: i Foo Fighters registrano "Something from nothing" con Steve Albini, monumento dell'indie americano e fondatore del lo-fi. Dave non si sforza nemmeno più di tanto a cercare argomenti da narrare: l'incontro tra il blues e l'indie caratterizza da sempre la capitale dell'Illinois e lui sembra aver vissuto in prima persona l'esplosione punk degli anni '80. Ospite in studio è Rick Nielsen, storico chitarrista dei Cheap Trick, cui viene affidata una chitarra baritono per 4 accordi nello special. Perchè??

Washington. Se Chicago è la casa artistica di Grohl, Washington è quella anagrafica. E' vero, sarebbe nato in Virginia, ma praticamente alle porte della Capitol City e la scena musicale è quella cui si affacciava da novello batterista. Personalmente, è l'episodio più riuscito tra descrizione del contesto musicale e canzone. Washington tra le otto metropoli risulta essere la meno "nobile" e conosciuta dal punto di vista musicale, ed il documentario è molto incentrato sullo stile go-go e sul suo padre putativo, il funk. Non mancano, ovviamente, importanti riferimenti alla scena punk/indie...vi dice qualcosa il nome Fugazi? "The Feast and the Famine", il brano che scaturisce da questa tappa, è il più convincente, perchè risente fortemente dell'aria della capitale, è rock/punk crudo al punto giusto. La registrazione è stata effettuata agli Inner Ear Studios, che negli anni ha visto passare gente come Bad Brains, Minor Threat ed ovviamente Fugazi. Giocherà in casa, ma qui Grohl ci ha preso in pieno.

Nashville.  Cosa si potrebbe dire su Nashville? Ognuno di noi appassionati di musica potrebbe gettare fiumi di inchiostro per descrivere la città della musica americana per eccellenza, l'incontro del folk con il country, l'influenza di Elvis, il blues che invece che scegliere Chicago ha preferito il caldo Tennessee. Sarà anche troppa carne al fuoco, ma di tutta questa carne Grohl decide di cucinarne veramente poca, sicchè al termine dell'ora di visione un neofita potrebbe pensare che Nashville sia stata e sia solo una macchina musicale per produrre dischi a catena. Lo è stata, per carità, ma è stata tanto altro. Ed è anche incomprensibile tutto lo spazio dato a Zac Brown ed alla sua band, grande musicista e soprattutto proprietario degli studi Southern Ground dove viene registrata "Congregation", ma niente a che vedere con la storia musicale di Nashville. Non si respira l'aria del Tennessee, e soprattutto "Congregation" è veramente il brano più pop del disco. Registrarlo a Nashville o nelle coste del Maine faceva poca differenza.

Austin. Particolare ed apprezzabile l'idea di scegliere Austin come quarta tappa. Finalmente si assapora un'aria più provinciale e sperduta, lì in mezzo al polveroso e desertico Texas. Grohl non può esimersi dal dedicare spazio all'immenso Stevie Ray Vaughan, e prestigiosi sono gli interventi di Billy Gibbons, altro figlio prediletto del Texas. Gran parte dell'episodio si basa sul famoso festival Austin City Limits, tanto da diventare lo studio di registrazione per il brano "What did I do? God as my witness", che un cameo di Gary Clark Jr. un po' più convincente delle altre ospitate. Il problema è che la canzone è scialba, roba che i Foos scrivono tutti i giorni, e si perde con aria di sufficienza. Se non altro però ha scelto un luogo fuori dalle solite rotte.

Los Angeles. Ammettiamolo: da dove si parte per parlare della scena musicale di Los Angeles?La città degli Angeli è il vero fulcro dello star-system internazionale, sia che si parli di cinema, sia che si tratti di musica. E non è solo pop da classifica, perchè la miriade di artisti e band di tutti i generi musicali possibili ed immaginabili che popolano la megapoli della California rendono addirittura impossibile qualsiasi catalogazione. Considerata quindi Los Angeles troppo dispersiva per qualsiasi documentario di un'ora, Grohl tira fuori dal cilindro due idee: la prima è sfruttare come testimone in prima persona il suo chitarrista Pat Smear, nato e cresciuto a Los Angeles, ed arrivato alle cronache musicali grazie alla sua hardcore punk band The Germs. La seconda, molto più azzeccata, è trasferire baracca e burattini in mezzo al deserto, per registrare la canzone dell'episodio, "Outside", negli studios "Rancho de la luna", un pezzo di storia dell'alternativa americana piazzata in mezzo a The Joshua Tree (vi ricorda qualcosa???). La parte succulenta è questa, oltre all'ospitata (stavolta di gran livello) di un John Walsh in splendida forma. Vedere i Foos a suonare e registrare in una sala da pranzo angusta in mezzo al caldo opprimente del deserto californiano riappacifica con il mondo reale delle band locali. Di Los Angeles però c'è poco ed anche fuori fuoco.

New Orleans. Chi scrive considera New Orleans la capitale della musica mondiale. Tutto a New Orleans odora di note, ed anche il sesto episodio è certamente il più riuscito del lotto.  La storia della Preservation Hall, e la scelta di registrare la bella "In the clear" in quei muri umidi e pieni di storia del jazz, è bellissima, così come le interviste a Dr. John, Cyryl Neville ed Allen Touissant, gente che ha fatto la storia della musica. Le immagini della città sono stupende, il Quartiere Francese risplende sempre di una bellezza unica, ma sono soprattutto il blues ed il jazz ad uscire con forza nel racconto, protagonisti assoluti. Giusta anche la scelta di dare ampio spazio al disastro dell'uragano Katrina, della serie "per non dimenticare". Peccato che Grohl si intestardisca ad inserire la Preservation Hall Jazz Band nel recording della canzone....non vi impegnate troppo a ritrovarne i suoni, sono sovrastati dalle chitarre urlanti.

Seattle. In molti attendevano l'episodio su Seattle, per ovvi motivi. Il successo dei Nirvana che arriva inatteso per il giovane Dave appena giunto nella Emerald City, la pazzia della band più famosa del mondo, il suicidio di Kurt e la fine del sogno. Personalmente qualsiasi cosa ne avesse tirato fuori Grohl, avrei compreso la difficoltà di essere obiettivo e distaccato. Invece è un buon episodio, un po' perchè Seattle è oggettivamente una città bella e tutta da scoprire, con panorami mozzafiato, e poi perchè di rock lì ce n'è stato tanto. Dunque, obbligatoria la scelta di approfondire il discorso Sub-Pop. Ingiusto però dimenticare nomi quali Pearl Jam, Screaming Trees ed Alice in Chains, relegati a qualche veloce accenno. C'è Chris Cornell, ma non basta. E discutibile anche la scelta degli Studios, i Robert Lang, pressochè sconosciuti. La canzone invece, "Subterranean", è finalmente un qualcosa di diverso dal solito clichè e rompe la monotonia delle composizioni. Si poteva fare di più, o forse semplicemente era meglio non passare per Seattle.

New York. Si conclude con la Grande Mela, ed anche qui si ripete il dilemma di Los Angeles: in questo mare magnum, di cosa parlare? Se la cava con Paul Stanley (Kiss), Thurstoon Moore (Sonic Youth) e Rick Rubin, per dirne i tre più famosi, e sulle valutazione finali sul percorso realizzato viaggiando in lungo ed in largo per gli Stati Uniti. C'è anche una sorpresa finale di tutto rispetto. La stanchezza si fa sentire e probabilmente anche lo spettatore dopo gli altri episodi si sente svuotato. Anche "I am a river" è nella media, compito da fine anno scolastico.

Alla fine degli otto episodi va dato atto di un viaggio onesto, fatto con il cuore e  nel quale Dave Grohl ha dovuto fare delle scelte importanti, e per questo di certo va apprezzato. Negli anni Sonic Higways diventerà un cult, e sarà difficile rivedere un'altra opera così importante.
Un solo pensiero ulteriore per Dave Grohl: quanto sarà difficile ora progettare la prossima mossa dei Foo Fighters.....


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