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Visualizzazione dei post da Aprile, 2013

Paul Auster. Trilogia di New York

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"In un minuto di New York tutto può cambiare" cantava qualche anno fa in una indimenticabile canzone Don Henley, momentaneamente transfugo dagli Eagles. E mai frase riuscirà meglio a descrivere la Grande Mela. Colorata, incessante, misteriosa sono solo tre delle migliaia di aggettivi che si possono utilizzare per la vera Capitale degli Stati Uniti e del mondo, dove le storie si confondono e le etnie si mescolano. Nel 1985 quel talento di Paul Auster pubblicò il libro che lo ha reso famoso: Trilogia di New York. In realtà New York è un pretesto, una ambientazione favorevole per raccontarci tre storie (tre od una sola?) che portano tra le pagine la vita frenetica e senza regole della città dei grattacieli.


Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa si leggono da soli ed inchiodano alla prima pagina. La scrittura di Auster è sempre un modello di semplicità ed efficacia, ed anche quando, in Fantasmi, disegna una racconto senza l'utilizzo dei dialoghi, le righe scorrono veloc…

Counting Crows. August and everything after vent'anni dopo

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Venti anni fa cinque sconosciuti ragazzi dei dintorni di Los Angeles davano alle stampe il disco più emozionante e profondo della musica degli anni ’90. I Counting Crows si sono svelati al mondo con un album, August and everything after, perfetto in tutto, dalla copertina dal sapore letterario ai testi struggenti di Adam Duritz, con l’aiuto di una musica erede della Band (con e senza Bob Dylan). Correva l’anno 1993, la Cecoslovacchia cessava di esistere dividendosi in 2 stati, la Russia di Eltsin per la prima volta otteneva aiuti economici dal vecchio nemico a stelle e strisce per sostenere la propria industria in declino ed in Italia la Democrazia Cristiana cambiava nome in Partito Popolare Italiano. In questo stesso anno un certo Adam Duritz, dai natali nella Cheasapeek Bay sull’Oceano Atlantico poi trasferitosi nella caotica Los Angeles, dispensava in undici canzoni la sua sofferta voce e le liriche di un’America lontana dalle luci sfavillanti delle metropoli e delle downtown.
I…

Blues oggi - parte II

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L’avvento dirompente, proprio agli albori degli anni ’80, di Stevie Ray Vaughan nel panorama del blues ha sconvolto tutta le geografia del genere. Esiste, come per i grandi talenti che riscrivono i canoni musicali del periodo, un prima Stevie Ray Vaughan ed un dopo. Per il Texas in particolare, l’eco del successo del suo figlio meticcio di Austin ha rappresentato una spartiacque inevitabile: sentire un bluesman di Dallas, Austin o Forth Worth oggi vuol dire riconoscere dopo pochi secondi uno stile inconfondibile: quello del grande SRV.
Di figli musicali del grande Stevie sono piene le classifiche di blues e blues/rock (ma anche di rock, in questo caso il confine è labile oppure proprio non pervenuto). Per ovvie motivazioni geografiche, partiamo dal Texas e dalla sua Austin, ed inevitabilmente da Chris Duarte. Il suo primo disco, Texas Sugar/Strat Magik (titolo troppo derivativo, ma il blues non guarda la forma) è probabilmente anche il suo zenit, sino ad oggi. Duarte ha il grande …