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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2012

Mark Eitzel. Don't be a stranger

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"Tu vedi questi musicisti che fanno il loro concerto e poi scendono dal palco e staccano la spina, non funziona affatto per me. E’ come se avessi il corpo pieno di coltelli e serpenti ogni momento"
Disco spiegato, almeno per quanto riguarda la crudezza di questa frase. In realtà Mark Eitzel pronunciò queste parole in una intervista di quattro anni fa, per descrivere l'album della sua band storica, gli American Music Club.
Ma il suo nuovo lavoro solista Don't be a stranger non è così lontano da una visione cupa del mondo.
Intendiamoci, rispetto a certi album che lo hanno preceduto, è un lavoro più arioso, con una speranza di sottofondo che sta soprattutto negli arrangiamenti, nelle chitarre acustiche da soft/jazz e nel cantanto, baritonale quanto si vuole ma sempre confidenziale. 

Eitzel, da anni, registra colonne sonore. No, non quelle dei film, ma dei paesaggi davanti la nostra finestra oppure che passano nel nostro specchietto retrovisore. Ed ha pochi colleghi …

I figli musicali del Furore di Steinbeck

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Un cavallo selvaggio, ricoperto delle icone che popolano l’immaginario collettivo degli Stati Uniti: la bandiera americana ondulata dal vento, un vecchio saloon ed un nuovo grattacielo. E’ questa la copertina di Gift Horse, il lavoro che mette la parola fine alla musica degli Stephen Kellogg & the Sixers. Chi? Lo so, degli emeriti sconosciuti nel vecchio continente, ma una realtà della musica rock/folk soprattutto nella costa Atlantica.
Dispiace che certe perle rimangano nascoste dalle nostre parti. Della musica contemporanea degli States ci arriva ben poco, soprattutto se escludiamo tutta la componente dance/pop/rap (e svariate declinazioni) che popolano le classifiche. E’ dunque un peccato che una band interessante come quella di Stephen Kellogg sia sconosciuta e che tale rimarrà, visto lo scioglimento del gruppo già annunciato e previsto il prossimo 31/12. Per dovere di cronaca, Stephen Kellogg forma nel 2003 i suoi Sixers a Northampton, nel Massachussets. La loro musica è al…

Toni Morrison. Jazz.

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Toni Morrison al grande pubblico letterario, quello dei bestseller, è pressochè sconosciuta. Certamente il tratto più saliente della sua biografia è il premio Nobel del quale è stata insignita nel 1993, esattamente un anno dopo aver dato alle stampe Jazz. 

Il titolo potrebbe far pensare ad un saggio sulla musica dei neri afro-americani. Non mi sento di dire che in realtà non sia così.

Iniziamo dai tratti salienti. Jazz è un romanzo di difficile catalogazione. Potrebbe benissimo essere un noir, con la storia torbida di un omicidio da parte di un uomo che ha oltrepassato la cinquantina, che toglie in maniera brutale la vita alla sua giovane amante. A tratti è un giallo (perchè l'ha uccisa?). Per gran parte delle 240 pagine da l'impressione di essere un romanzo psicologico: si può vivere con un marito fedifrago ed assassino pur continuando ad amarlo?

In realtà, in un bellissimo inglese che richiede al lettore molta calma nel leggere ogni riga nella sua profondità, è il jazz a far…