Il cuore è un cacciatore solitario

Attendersi un romanzo sociale e di forte denuncia da un titolo così romantico è quantomeno inatteso.
Carson McCullers è stata una scrittrice del profondo Sud degli Stati Uniti, divenuta famosa quasi esclusivamente per questo lavoro, e poi caduta in un oblio depressivo che l'ha logorata sino alla morte. Il romanzo, soprattutto in Italia, sarebbe rimasto una sconosciuto se non fosse stato più volte citato nel film "Una canzone per Bobby Long", interpretato da John Travolta e da una giovane Scarlett Johansson.

In realtà quel cuore di cui si parla nella copertina è l'anima affranta del popolo del Sud a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale. E' il mescolarsi di storie di perdenti, poveri, diseredati e reietti di una piccola cittadina dell'Alabama, dove vivere è molto più difficile che lasciarsi morire.
I personaggi sono la cartina tornasole di questa guerra sociale. Singer è un sordomuto che incanta i suoi amici disegnando le parole al vento con il movimento articolato delle sue mani. Mick è una ragazzina che fantastica di comprare un pianoforte ma che si vedrà costretta, a 14 anni, ad accettare un lavoro solo per mantenere la sua numerosa famiglia. Suo padre è un artritico orologiaio senza alcun cliente. Suo fratello, per gioco, ha sparato al volto della ragazzina più bella del paese. E Blount, un alcolizzato comunista, è l'unico bianco del racconto che cerca di difendere i diritti dei neri. Intercettando l'ira dei suoi amici.

Il cuore quindi non può essere niente altro che solitario, perchè ognuno cerca di salvarsi senza alcuna riuscita. C'è un Fato meschino dietro le loro esistenze, una realtà già scritta che non lascia spazio al libero arbitrio. Chi ha intuito questo crudele destino cerca di insegnarlo ai suoi prossimi, senza però riuscirci. E' la storia del mondo, tra chi si ribella e chi si adagia.

A volte sembra di trovarsi dentro una raccolta di racconti, con i personaggi che interagiscono da loro ed intersecano le loro vite. La scoperta è che il romanzo è terribilmente attuale, in alcuni punti addirittura sconvolgente nel raccontare la società della crisi.
E la via di uscita che traccia Jake Blount, circa 80 anni fa, è la stessa di qualche avveduta mente che sino a pochi anni fa predicava attenzione contro le bolle finanziarie globali ed il potere in mano a pochi eletti.

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